ROMA – Yom HaZikaron: Il ricordo dei caduti, la speranza della pace

Il cortile della scuola ebraica di Roma ha ospitato anche quest’anno la cerimonia dell’ambasciata d’Israele in Italia per Yom HaZikaron, la giornata in ricordo dei soldati caduti in guerra e delle vittime di attacchi terroristici. Ad accompagnare interventi e testimonianze, insieme a momenti di preghiera, il canto dei bambini.
«Questa sera siamo resilienti, orgogliosi e forti. Ma siamo anche in lutto per il prezzo pesante che abbiamo pagato, e che continuiamo a pagare, per realizzare il nostro diritto a essere un popolo libero nella nostra terra», ha dichiarato l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled. Per il diplomatico, «ognuno di loro era parte di una storia più grande, una storia intrecciata nel tessuto stesso della sopravvivenza e della resilienza» e quindi «il loro coraggio continua a vivere in noi, ispirandoci ad affrontare le sfide con determinazione, dignità e speranza». Si alimenta anche del loro ricordo, ha proseguito Peled, un duplice impegno da rinnovare e alimentare costantemente. Da una parte quello di «difendere la vita e proteggere i nostri cittadini», dall’altra «non perdere mai la speranza di un futuro di pace».
«Oggi è un giorno in cui ci sentiamo più uniti nel dolore per i caduti e nell’amore per la vita. Ogni numero è un nome, ogni nome una storia, ogni storia è parte di noi», ha spiegato il presidente della Comunità ebraica romana Victor Fadlun. Tra i nomi citati c’è stato quello del piccolo Stefano Gaj Taché, assassinato nell’attentato palestinese al Tempio maggiore della capitale del 9 ottobre 1982. «Per noi quella ferita è e resterà sempre aperta», ha ribadito Fadlun, denunciando il risorgere di un «odio antiebraico» che colpisce anche per la ferocia. «Ricordare significa pronunciare dei nomi», ha condiviso la presidente Ucei, Livia Ottolenghi, nel menzionare, oltre a quello del piccolo Stefano, i nomi di sei cittadini israeliani con un legame familiare con l’Italia, uccisi nei massacri del 7 ottobre o nei vari fronti di guerra che hanno impegnato Israele per la sua sopravvivenza. Farne memoria, ha detto Ottolenghi, «significa responsabilità».
La cerimonia si è aperta con la recitazione dell’Yizhkor da parte dell’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Yaron Sideman, e con la lettura del salmo 2 da parte del rabbino capo della città, Riccardo Di Segni. «Questa sera siamo entrati nella scuola ebraica attraverso via Elio Toaff», ha detto Tal Mast, l’addetto militare dell’ambasciata. «Oltre ad essere stato il rabbino capo di Roma per oltre 50 anni, era il fratello di Shlomo, il nonno di Shlomo Toaff, un uomo speciale che ha dedicato l’opera della sua vita alla difesa di Israele, responsabile dello sviluppo del sistema Iron Dome». Tra i caduti nella guerra di Gaza c’è anche suo figlio Daniel Maimon Toaff di 23 anni. Mast ha citato al riguardo l’appello del padre all’unità, pronunciato all’indomani della morte del figlio. Mast lo ha commentato così: «Spero con tutto il cuore che saremo capaci di esaudire il suo desiderio: che sapremo essere uniti, che non ci siano più caduti e che ognuno di noi non conosca più guerre».