INCONTRI – Rav Di Segni a San Severino Marche nel nome di papà Mosè
Per la Festa della Liberazione, il 25 aprile, il capo dello Stato Sergio Mattarella sarà a San Severino Marche. Il Comune in provincia di Macerata è dal 2022 medaglia d’oro al merito civile, su iniziativa dello stesso Mattarella, perché «durante il periodo bellico partecipò alla lotta partigiana, ospitando e sfamando centinaia di sfollati».Tra quanti si distinsero ci fu il medico ebreo romano Mosè Di Segni, che trovò rifugio e protezione nella frazione di Serripola e mise la sua esperienza e le sue competenze al servizio della libertà, operando tra le fila della formazione partigiana “Gruppo Mario” e dando assistenza sanitaria alla popolazione.
Riccardo, uno dei suoi tre figli, è dal 2001 il rabbino capo di Roma e dal 2011 cittadino onorario di San Severino Marche insieme ai fratelli Elio e Frida. Il 25 aprile sarebbe dovuto essere uno degli ospiti d’onore della cerimonia, ma la concomitanza con lo Shabbat l’ha costretto a declinare l’invito. In quel solco è stato comunque protagonista di alcuni appuntamenti nella giornata di mercoledì, nel corso dei quali ha fatto dono alla cittadinanza di un albero di ulivo come «simbolo mediterraneo di luce, vita e partecipazione» che sarà presto messo a dimora insieme a una targa commemorativa con una dedica al cardinale Edoardo Menichelli. Recentemente scomparso, da bambino era compagno di giochi di Elio e Frida e negli anni ha mantenuto una forte amicizia con i Di Segni. «Questa sua visita è un segno di pace. La sua presenza non è solo un atto istituzionale ma il compimento di un percorso che unisce la nostra comunità alla sua famiglia», ha dichiarato la sindaca Rosa Piermattei. «Accogliendo lei, accogliamo idealmente di nuovo Mosè Di Segni, ribadendo che la memoria non è un esercizio del passato, ma una strada per il futuro». Di Segni ha spiegato come in famiglia la memoria di quel periodo sia «estremamente forte» e «quella protezione silenziosa è il ricordo più bello: prima della teologia, sono proprio l’amicizia e il rispetto a fondare questi rapporti tra le fedi». Il rabbino ha anche lasciato una dedica sul libro d’onore del Comune marchigiano: «Con grande emozione torno nella città di cui sono cittadino onorario, con grande apprezzamento per le doti di amicizia e ospitalità. Un affettuoso saluto».