YOM HAATZMAUT – L’Italia ebraica festeggia i 78 anni d’Israele

Dopo il tramonto del 4 del mese di Iyar, le preghiere per Yom HaZikaron — il giorno dedicato ai caduti e alle vittime del terrorismo — lasciano spazio alla gioia di Yom HaAtzmaut, l’anniversario, il 78esimo quest’anno, dell’indipendenza di Israele. A Roma la melodia dello shofar nel Tempio Maggiore, sotto la guida del rabbino capo Riccardo Di Segni, ha segnato il passaggio tra i due momenti, prima dei festeggiamenti in piazza organizzati dalla Comunità ebraica.
Tra gli intervenuti, la presidente Ucei Livia Ottolenghi ha ricordato come la nascita d’Israele per gli ebrei italiani non fu «solo una notizia, ma un impegno» che prosegue fino ad oggi. La festa per i 78 anni d’Israele è segnata da un contesto difficile, ha aggiunto Ottolenghi: «Non sentiamo una gioia completa perché c’è una guerra in corso. Siamo responsabili l’uno per l’altro, con la speranza che questa giornata guardi a un futuro di pace e sicurezza». Il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha invece replicato a chi chiede al mondo ebraico di dissociarsi da Israele come condizione per essere accettato: «Siamo ebrei italiani, dovremmo essere rispettati per quello che abbiamo dato all’Italia. E difendiamo le ragioni dell’unica democrazia del Medio Oriente».
A Milano le celebrazioni si sono tenute nei giardini della scuola ebraica, dove il vicepresidente Ucei Milo Hasbani ha riportato la memoria a «un anno fa, quando pregavamo per la liberazione degli ultimi ostaggi». In questo anniversario, ha aggiunto, «parliamo ancora di guerra su più fronti, quello iraniano e quello libanese»: Israele lotta per ridare il Libano ai libanesi e l’Iran agli iraniani «che credono ancora nelle democrazie». Sul significato di Yom HaAtzmaut si è soffermato il presidente della Comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi, per il quale è «un giorno che simboleggia la libertà e la capacità di rialzarci nonostante tutte le sfide», «un simbolo di speranza, unità e autentico orgoglio ebraico».
A interrogarsi sul significato del sionismo è stato il rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib, che ha citato una risposta dell’intellettuale israeliano Yeshayahu Leibowitz: alla domanda su cosa fosse il sionismo per lui, Leibowitz rispose: «Ci siamo stufati di essere sotto il dominio di altri». Una sintesi, secondo Arbib, in cui trovano posto tutte le anime del sionismo, laiche e religiose, di destra e di sinistra: «Quello che dà veramente fastidio di Israele», ha concluso il rav, «è questo rifiuto di essere sotto il dominio di altri».
In tutta l’Italia ebraica, da Torino a Napoli, da Genova a Venezia sono state organizzate feste e momenti per celebrare il 78esimo anniversario della nascita d’Israele.