LIBRI – «La spoliazione materiale per cancellare la dignità»
Si intitola La Memoria Restituita l’ultimo saggio di Germano Maifreda, presentato giovedì alle 18.30 alla Fondazione Museo della Shoah – Casina dei Vallati nell’ambito del Salotto letterario promosso dalla Comunità ebraica di Roma e dalla Fondazione Museo della Shoah. Il volume ricostruisce le storie di imprenditori e dirigenti ebrei nell’Italia delle leggi razziali. Dialogheranno con l’autore, David Bidussa, Manuele Gianfrancesco, Stefano Palermo e Claudio Procaccia. L’incontro sarà moderato da Serena Di Nepi. L’ingresso è libero, con prenotazione obbligatoria scrivendo a centrocultura@romaebraica.it. Di seguito la recensione del volume pubblicata sul numero di Pagine Ebraiche di Febbraio.
Oscar Sinigaglia (1877-1953) è stato uno dei grandi protagonisti dell’industrializzazione italiana del Novecento.
Ebreo romano, già pluridecorato volontario della Prima guerra mondiale, e ancora ingegnere e dirigente pubblico, figura centrale della siderurgia, pienamente inserito nell’élite economica del regime fascista, Sinigaglia fu colpito dalle leggi razziali e progressivamente allontanato dai ruoli che aveva contribuito a costruire.
«Nonostante le persecuzioni razziste subite, Sinigaglia è stato un elemento essenziale nella continuità e nello sviluppo dell’economia italiana durante e dopo la transizione democratica», spiega Germano Maifreda nel suo volume La memoria restituita. Le conseguenze economiche delle leggi razziali, edito dal Sole 24 Ore.
Il caso di Sinigaglia non è un’eccezione, ma una chiave di lettura.
È a partire da traiettorie come la sua che Maifreda, professore di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, affronta una delle pagine più oscure della storia italiana: la persecuzione degli ebrei come fatto economico.
Il libro ricostruisce l’evoluzione economica della minoranza ebraica italiana all’interno della società, decostruendo miti e pregiudizi radicati. La presenza degli ebrei nel commercio, nel credito, nell’industria e nelle professioni non è letta come una “vocazione”, ma come il risultato di secoli di vincoli ed esclusioni.
Su questo sfondo si colloca l’analisi delle leggi antiebraiche europee e delle loro specificità italiane. La persecuzione razziale non si limitò a sancire un’inferiorità giuridica, ma funzionò come uno strumento economico.
Confisca dei beni, espulsione dagli impieghi pubblici, esclusione dalle banche e dalle imprese strategiche e restrizioni alla proprietà privata colpirono sistematicamente patrimonio, lavoro e capacità produttiva degli ebrei, fino alla radicalizzazione della Repubblica Sociale Italiana.
La spoliazione non fu affidata all’arbitrio, ma a una macchina amministrativa puntuale, ricostruita da Maifreda grazie alle carte del Fondo Egeli – oggi parte dell’Archivio storico Intesa Sanpaolo.
«La spoliazione materiale delle proprietà degli ebrei non fu solo un crimine economico, ma un deliberato tentativo di cancellarne la dignità esistenziale e la memoria», chiarisce lo storico.
Accanto a Sinigaglia, il libro ricostruisce le storie di Giorgio Ascarelli (1894-1930), imprenditore e fondatore dell’A.C. Napoli; di Togo Mizrahi (1901-1986), pioniere del cinema egiziano e mediatore culturale nel Mediterraneo; di Angelo Donati (1885-1960), banchiere e diplomatico impegnato nel salvataggio di migliaia di ebrei nella Francia occupata; e di Camillo Castiglioni (1879-1957), finanziere cosmopolita travolto dalla persecuzione.
Biografie diverse, ma accomunate da un dato centrale: successo sociale e integrazione non offrirono alcuna protezione di fronte alla legislazione razziale del 1938.
In questo quadro, la vicenda di Guglielmo Reiss Romoli (1895-1961), alto dirigente tecnico dell’industria elettrica e telefonica italiana, assume un valore emblematico.
Non a caso Maifreda intitola il capitolo a lui dedicato «L’inutile discriminazione». La sua traiettoria, segnata da competenza manageriale e lealtà allo Stato, viene infranta dalle leggi razziali del 1938, che ne cancellano l’identità di «italiano» agli occhi del regime.
Come scrive Maifreda, il suo reinserimento nell’apparato statale repubblicano «può per certi aspetti simboleggiare il ristabilimento – certo mai interamente pacificato – della continuità tecnico-amministrativa sulla catastrofe del razzismo e della guerra».
d.r.