MEDIO ORIENTE – Israele-Libano, a Washington secondo round sul cessate il fuoco
Gerusalemme nomina inviato speciale per i rapporti con le comunità cristiane
A partire dalle 22 italiane Israele e Libano si siedono per la seconda volta allo stesso tavolo. I colloqui diretti, ospitati a Washington e guidati dal segretario di Stato Usa Marco Rubio, ruotano attorno a un nodo centrale: il futuro del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, entrato in vigore la scorsa settimana grazie alla mediazione americana e in scadenza domenica. Sul tavolo, la possibilità di una proroga o, in prospettiva, di un accordo più stabile.
Come nel primo incontro, a rappresentare i due paesi saranno l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter e l’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Mouawad.
Le posizioni di partenza restano distanti. Il primo ministro libanese Nawaf Salam, in un’intervista al Washington Post, ha escluso che Beirut possa accettare una fascia di sicurezza nel sud del paese, come proposto da Israele. «Non possiamo vivere con quella che viene chiamata zona di sicurezza», ha dichiarato Salam, definendo il disarmo di Hezbollah «un processo» graduale. «Non accadrà dall’oggi al domani. L’importante è che abbiamo dimostrato serietà». Alle critiche interne per il dialogo con Israele mentre continuano i combattimenti, Salam ha replicato: «La diplomazia non è una resa».
Dal lato israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ribadito la necessità di mantenere una zona cuscinetto di circa dieci chilometri all’interno del Libano, a protezione delle comunità del nord da possibili attacchi missilistici o anticarro di Hezbollah.
Washington starebbe lavorando a un vertice alla Casa Bianca tra Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun. Secondo fonti della testata Haaretz, l’incontro non avverrà prima di metà maggio. Il capo del governo israeliano avrebbe già dato segnali di apertura; mentre Aoun avrebbe preso tempo, temendo contraccolpi interni.
Israele e mondo cristiano
Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato la nomina di George Deek a inviato speciale per le comunità cristiane internazionali. Deek, arabo di Giaffa e già alla guida della missione diplomatica in Azerbaigian, è stato il primo ambasciatore cristiano nella storia di Israele, riporta l’emittente Kan. L’iniziativa di Sa’ar arriva dopo diverse tensioni e incidenti: a marzo il cardinale Pierbattista Pizzaballa e altri religiosi erano stati bloccati all’ingresso della Chiesa del Santo Sepolcro durante la Domenica delle Palme – chiusa al pari degli altri luogo di culto durante la guerra con l’Iran. Più di recente, un soldato delle Idf è stato filmato mentre colpiva un grande crocifisso in un villaggio del sud del Libano. Il militare è stato arrestato, rimosso dal servizio operativo e incarcerato per 30 giorni, mentre la statua è stata sostituita dal contingente italiano dell’Unifil.
«Israele tiene molto ai suoi rapporti con il mondo cristiano. Deek è un diplomatico rispettato e di grande esperienza: sono certo che saprà rafforzare questi legami», ha sottolineato Sa’ar.
E mentre Israele attende di capire se il cessate il fuoco con Hezbollah e con l’Iran reggerà, arriva una buona notizia: la bambina di sette anni di Arad, nel sud del Paese, rimasta gravemente ferita da un missile iraniano lo scorso 13 aprile, è stata dimessa dall’ospedale Schneider di Petah Tikvah dopo una serie di interventi chirurgici. «Abbiamo vissuto momenti che non si possono descrivere a parole. Nostra figlia ha lottato per la sua vita e ora può tornare a casa», ha raccontato il padre.
(Nell’immagine, il primo incontro a Washington tra le delegazioni d’Israele e Libano – Foto Dipartimento di Stato Usa, 14 aprile 2026)