«Tranquillo Lucky, vado al lavoro ma ti accendo la tv»
Ci sono cani che rincorrono la palla. Cani che si tuffano, nuotano, fanno surf. Cani che passeggiano, sonnecchiano, giocano con i bambini. Sono gli indimenticabili protagonisti di DogTV, la prima tv per cani ideata dall’israeliano Ron Levi per intrattenerli nelle ore in cui i padroni sono assenti. Obiettivo, evitare che dalla noia distruggano la casa o si disperino con relativi pianti, ululati e proteste dei vicini. Basata su decine di studi scientifici e sulle indicazioni di etologi, DogTV ha da poco compiuto 13 anni negli Stati Uniti e li ha celebrati sui social con una pioggia di contenuti. «Dovremmo dire … il nostro Bark Mitzvah?», ha scherzato Ron Levi giocando sulla parola bark, che in inglese significa abbaiare.
L’idea in realtà si deve a un gatto. Nel 2007 Levi, autore e conduttore televisivo lavorava a Channel 24, il canale israeliano di musica. «Ogni giorno quando andavo al lavoro il mio gatto, Charlie, mi lanciava questo sguardo implorante come per dire “Amico, perché mi lasci a casa solo?”», ha raccontato a Haaretz. Per tenergli compagnia (e sconfiggere i suoi sensi di colpa), Levi scarica video da internet – uccelli, scoiattoli, pesci. La reazione di Charlie lo lascia stupefatto. «Mi ha fatto capire che possiamo usare la tv per aiutare questi animali a sentirsi meno depressi e annoiati», ha spiegato al Guardian.
Siamo nel 2007 e fin dalle prime ricerche il progetto si rivela promettente. Benché non esistano canali specifici, il 57 per cento degli americani già lascia la tv accesa per i propri animali perché non si sentano soli. Il problema, dice Levi, è che i canali normali rischiano di mandarli in tilt. L’udito finissimo dei cani è disturbato dai suoni delle pubblicità o dalle sirene. E certi animali, in particolare i coccodrilli, li terrorizzano.
Il passo successivo è dunque disegnare una televisione a misura di cane. «Abbiamo impiegato i primi tre anni nella ricerca, per imparare come vedono e sentono, con studi su aree come i colori e le frequenze del suono, poi abbiamo prodotto due ore di contenuti; e li abbiamo testati in uno studio a Los Angeles e New York, dove abbiamo installato telecamere in 38 appartamenti per verificare le reazioni dei cani». In collaborazione con la Tufts University, si è anche comparato l’effetto con canali di ampio consumo come Cnn e Animal Planet e con la tv spenta. Fra i risultati più interessanti, i gatti risultano fastidiosi e gli abbai li irritano al punto che molti cani abbaiano in risposta.
Sulla base di queste ricerche, DogTV propone video dai due ai cinque minuti; d’altronde gli spettatori a quattro zampe hanno una soglia di attenzione molto breve. I cani sono poi molto sensibili al movimento. Così, su DogTV si vedono oggetti che si muovono in rapidità, animazioni, bambini e adulti che corrono con i loro cani. E poiché non vedono il rosso o il verde, i contenuti sono colorati di conseguenza. Le categorie sono tre: relax, stimoli, esposizione. La prima propone, su basi musicali soffuse, immagini di cani che dormono, scrutano l’orizzonte o di altri animali (i preferiti sono le giraffe e le zebre). Per tenere arzilli gli spettatori, ecco invece la seconda categoria. Qui la musica è energetica e le immagini portano in scena la versione canina del paradiso – prati lussureggianti in cui correre a perdifiato, energiche nuotate, avventure al dog park e giochi di tutti i generi e qualità con umani grandi e piccoli. L’ultima categoria è riservata ai video educativi. E poiché nessuno ha ancora inventato un modo per addestrare i cani a distanza, DogTV si concentra sulle paure. Alcuni suoni terrorizzano certi cani al punto da indurli a nascondersi: fuochi d’artificio, tuoni, l’aspirapolvere o il campanello. Un’esposizione graduale e controllata allo stimolo, dice la teoria, lo rende più accettabile. DogTV propone dunque le frequenze disturbanti a basso volume e in modo contenuto. A furia di sentirle, il cane dovrebbe imparare a tollerarle senza perdere la testa, o così si spera. In base allo stesso principio, un capitolo è riservato ai viaggi in auto, per molti cani un’altra situazione ad alto stress.
Lanciata in Israele nel 2009, DogTV sbarca negli Stati Uniti due anni dopo. Malgrado il background scientifico, in principio i canali televisivi liquidano il progetto con un’alzata di spalle. La svolta arriva quando Ron Levi e Gilad Neumann, ceo di DogTV, contattano la Humane Society – la maggiore organizzazione non profit degli Stati Uniti per la protezione degli animali. L’endorsement non si fa attendere e l’iniziativa prende il volo. In un percorso comune a tante startup israeliane, l’ingresso nel mercato americano segna un decisivo salto di qualità e la trasformazione in progetto globale.
Oggi DogTV è disponibile via cavo o in streaming in 150 paesi (alcuni contenuti sono su YouTube) per un totale di centinaia di migliaia di abbonati e spettatori che visualizzano i contenuti su piattaforme gratuite. La pandemia, che solo negli Stati Uniti ha visto 23 milioni di famiglie adottare un cane, ha segnato una netta crescita degli abbonamenti. E così il rientro al lavoro dopo i lockdown. Per molti padroni guardare la televisione insieme al cane è diventata un’abitudine, tanto che su DogTV sono apparsi show appositi.
Tredici anni dopo, l’intuizione di Ron Levi ha schiuso una nicchia di mercato sempre più affollata. Mentre i cani che abitano le nostre case diventano sempre più numerosi, i consumi per tenerli allegri e in salute aumentano a vista d’occhio. Accessori, cibi gourmet, saloni di bellezza: non c’è limite ai prodotti per cani e a quel che i padroni sono disposti a spendere. In questo quadro, DogTV è solo l’ultimo tocco. Affidare alla televisione il compito di intrattenerli mentre si è al lavoro non è un’idea così assurda. Sempre che i patti siano chiari: ciò di cui un cane ha davvero bisogno sono la presenza umana, le passeggiate, l’affetto.
Daniela Gross
(Foto Javier Brosch)