EBRAISMO – Dall’India a Israele, l’aliyah dei Bnei Menashe
Sono arrivati nella notte, accolti da bandiere israeliane, canti e lacrime. Più di 250 membri della comunità dei Bnei Menashe, provenienti dagli stati indiani di Manipur e Mizoram, sono atterrati all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv: è il primo gruppo di una più ampia operazione che prevede il trasferimento di 1.200 persone nel corso del 2026. I Bnei Menashe sostengono di discendere dalla tribù biblica di Manasse, una delle dieci “tribù perdute” d’Israele disperse dopo l’esilio ebraico di 2.800 anni fa. Per generazioni hanno tramandato oralmente il racconto di una lunga migrazione dall’antico Medio Oriente attraverso Persia, Afghanistan, Tibet e Cina, fino alle montagne del nord-est dell’India. In villaggi come Ma’oz Tzur, nel Manipur, capanne di bambù con la mezuzah sulla porta testimoniano un legame con l’ebraismo. Convertiti al cristianesimo dai missionari nel XIX secolo, molti hanno conservato usanze che ritengono di radice ebraica: l’osservanza del sabato, norme alimentari, riti di purificazione e racconti che richiamano l’Esodo.
È dagli anni Novanta che questa comunità compie, lentamente, la propria aliyah (“salita”) in Israele. Circa 4.000 Bnei Menashe sono già emigrati in Israele, mentre altri 7.000 vivono ancora in India. Lo scorso novembre il governo israeliano ha approvato l’operazione “Wings of Dawn”, Ali dell’Alba, con l’obiettivo di trasferire entro il 2030 i restanti membri della comunità. Il premier Benjamin Netanyahu l’ha definita «una decisione sionista e strategica», anche nell’ottica di rafforzare il nord del paese e la Galilea. I nuovi arrivati dovranno affrontare un percorso di conversione formale per ottenere la cittadinanza israeliana e inserirsi in una società profondamente diversa da quella di origine. Molti in India vivevano di agricoltura o lavori manuali; chi è arrivato prima lavora soprattutto nell’edilizia, nelle fabbriche o come autista.
A spingerli, raccontano ai media locali, non è soltanto la speranza di una vita migliore. In Manipur, da quasi tre anni, infuria un violento conflitto etnico tra la maggioranza Meitei e la minoranza Kuki, alla quale i Bnei Menashe appartengono: centinaia di morti, migliaia di sfollati. Per molti, Israele rappresenta insieme una promessa spirituale e una via di fuga dalla violenza. «L’India è il nostro luogo di nascita, Israele è il nostro destino», ha affermato Daniel Hangshing, uno dei nuovi arrivati al Times of Israel.
(Foto Elisha Hanken, ministero israeliano dell’Integrazione e dell’Immigrazione)