MEDIO ORIENTE – Hezbollah sfida Trump, missili su Israele dopo l’annuncio della tregua
La tregua appena estesa di tre settimane tra Israele e Libano è stata subito messa alla prova. Nella notte Hezbollah ha lanciato quattro razzi verso l’Alta Galilea, prendendo di mira anche la comunità di confine di Shtula. Tutti e quattro i missili sono stati intercettati senza causare vittime. L’episodio segna un precedente significativo: è la prima volta dall’inizio della tregua che il gruppo sciita, sostenuto dall’Iran, colpisce aree civili israeliane anziché forze delle Idf sul territorio libanese. Si tratta della decima violazione dell’accordo nelle ultime ventiquattr’ore da parte di hezbollah, riporta l’emittente Kan.
Nella mattina di venerdì, in risposta al lancio notturno verso Shtula, le Idf hanno colpito infrastrutture militari del gruppo terroristico nel sud del Libano, nelle località di Khirbet Selm e Touline.
Poche ore prima, Israele e Libano si erano seduti per la seconda volta a Washington allo stesso tavolo, alla presenza del presidente Usa Donald Trump. Quest’ultimo ha annunciato la proroga della tregua di altre tre settimane, parlando di una «grande possibilità di pace tra Israele e Libano già quest’anno». Trump ha precisato che Israele avrà il diritto di difendersi in caso di attacco, ma dovrà farlo con interventi mirati. Ha inoltre promesso sostegno a Beirut nei confronti di Hezbollah e si è detto pronto ad accogliere alla Casa Bianca i leader di Israele e Libano.
Come nel primo incontro, le delegazioni sono guidate dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter e dall’ambasciatrice libanese a Washington Nada Hamadeh-Maawad. «Il Libano è un partner naturale per relazioni di buon vicinato, coesistenza e pace», ha sottolineato Leiter. «Ma questa visione è oggi tenuta in ostaggio da Hezbollah». Pur disponibile a prolungare la tregua, Israele «si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie per la propria autodifesa». Israele insiste sul disarmo di Hezbollah e sul mantenimento della propria libertà d’azione militare
Sul fronte libanese, Beirut chiede la fine delle operazioni israeliane nel sud del Paese. «La cosa più urgente è che cessino le violazioni israeliane e la distruzione dei villaggi nel sud», ha dichiarato l’ambasciatrice Hamadeh-Maawad ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca, ribadendo di aver chiesto a nome di Beirut la proroga della tregua, poi annunciata da Trump. «Il presidente Usa ci ha promesso che renderà di nuovo grande il Libano», ha aggiunto la diplomatica.
Secondo fonti mediatiche libanesi, durante i colloqui si è discusso del possibile disarmo di Hezbollah e dell’abolizione della legge libanese che vieta qualsiasi contatto con cittadini israeliani, definita da Trump «folle».
Sul tavolo non c’è solo una proroga tecnica del cessate il fuoco. Per la prima volta da anni, Washington, Gerusalemme e Beirut parlano apertamente della possibilità di un accordo più duraturo. «La pace tra i nostri due Paesi può sembrare un sogno lontano», ha concluso Leiter. «Ma non è così».
La notizia della proroga ha suscitato rabbia e frustrazione tra i residenti del nord di Israele, che si sentono abbandonati, scrive ynet. A Metulla, città di confine, questa mattina sono state issate bandiere americane accanto a quelle israeliane: non in segno di omaggio, ma di protesta, per denunciare la dipendenza di Israele dalle decisioni di Washington. «È triste che il governo israeliano stia perdendo la nostra indipendenza come Stato sovrano», ha dichiarato il capo del consiglio locale David Azoulay, che la sera precedente aveva attaccato Netanyahu definendolo «ostaggio del gingi (rosso) americano» e accusandolo di essere tornato alla politica di contenimento adottata prima del 7 ottobre. Anche Gabi Naaman, capo del consiglio locale di Shlomi, ha scritto ai residenti che «la tregua è molto fragile» e che occorre prepararsi a una ripresa dei combattimenti. Nel nord, spiega ynet, cresce il timore che Hezbollah abbia ristabilito una deterrenza reciproca con Israele.
(Foto ambasciata d’Israele negli Stati Uniti)