EDITORIALE – Qualche bottiglia vuota, molte bottiglie svuotate
In un video che circola su Facebook un giovane chiede a dei chassidim newyorkesi perché alcuni di loro siano apertamente antisionisti – e mentre lo chiede il video mostra le immagini dei soliti Neturei Karta avvolti nei colori palestinesi. «Questi sono una minoranza», risponde l’interrogato. Un altro usa un’immagine chiarissima: «Quando prendi una bottiglia vuota e ci metto dentro un sasso solo, se la agiti fa tanto rumore. Una bottiglia piena non fa quasi rumore».
Ci piacerebbe dunque credere che i toni ora antisionisti ora apertamente antisemiti, indecenti e irripetibili, registrati per le strade italiane il 25 aprile siano quelli di una minoranza, di una singola bottiglia, vuota e rumorosa. Così purtroppo non è: l’acredine contro tutto quello che è Israele – lo Stato, il popolo, la cultura, gli artisti, i cantanti, la religione, financo i medicinali – è ormai oggetto di legittimo sparo ad alzo zero. Peggio ancora, per le strade della Liberazione tanti antisemiti coscienti o inconsapevoli hanno portato i loro figli, dando loro un pessimo esempio e aumentando la preoccupazione di tanti ebrei italiani.
Siamo sicuri però che a preoccuparsi siano solo gli italiani ebrei? Siamo certi che intorno a noi non ci siano tante persone parimenti stomacate da quanto passato in tv nelle ultime ore o da quanto passa senza sosta e a senso unico su alcuni canali televisivi? Non ci sono forse milioni, sì milioni, di italiani che non si riconoscono negli insulti alla Brigata Ebraica? Italiani laici e di ogni fede è dunque venuta l’ora di farsi sentire. Senza urlare, senza insultare, al contrario usando molta chiarezza e altrettanta fermezza.
Perché fra le tante bottiglie vuote scese in strada il 25 aprile ce ne saranno state anche molte in buona fede, vittime di un lavaggio del cervello che non finisce più dal 7 ottobre.
Daniel Mosseri