ISRAELE – Idf bombardano valle della Beqaa dopo uccisione sodato
Era tre settimane che Israele non effettuava attacchi nella valle della Beqaa, bastione di Hezbollah nella parte orientale del Libano. Nella giornata di lunedì l’Idf è tornata a operare nella zona con una serie di raid aerei contro infrastrutture del gruppo terroristico sciita, colpendo tra i vari obiettivi «cellule terroristiche dotate di lanciarazzi, un lanciarazzi carico e pronto al lancio, un deposito di armi e strutture militari», mentre all’interno di una stanza per bambini nella zona di Aadshit al-Qusayr è stato annunciato il rinvenimento di «un deposito di armi contenente numerose munizioni». Nel computo del materiale recuperato, informa l’esercito israeliano, ci sono «esplosivi, fucili kalashnikov, granate, lanciarazzi, mitragliatrici, munizioni ed equipaggiamento da combattimento». L’azione dell’Idf arriva all’indomani di un attacco con droni esplosivi da parte di Hezbollah nel corso del quale un soldato israeliano è rimasto ucciso e sei suoi commilitoni sono stati feriti. Il soldato si chiamava Iran Fooks, aveva 19 anni ed era originario di Petah Tikva. Come riporta la stampa locale, è il terzo soldato di Israele a perdere la vita in Libano dall’inizio del “cessate il fuoco”.
Prosegue intanto il negoziato tra i governi di Gerusalemme e Beirut, osteggiato in primis proprio da Hezbollah. «Le trattative dirette non esistono per noi. Continueremo la resistenza e risponderemo a qualsiasi aggressione», ha dichiarato il segretario generale del “partito di Dio” collegato a Teheran, Naim Qasim. Dal suo canto il presidente libanese Joseph Aoun ha affermato in queste ore che «il mio obiettivo è raggiungere la fine dello stato di guerra con Israele, in modo simile all’armistizio del 1949», aggiungendo di non essere disposto ad accettare soluzioni che si concludano con un «accordo umiliante». Nelle sue dichiarazioni Aoun si è scagliato contro Hezbollah: «Coloro che ci hanno trascinato in guerra in Libano ora ci ritengono responsabili perché abbiamo preso la decisione di avviare i negoziati. Quello che stiamo facendo non è tradimento. Piuttosto, il tradimento è commesso da coloro che portano il proprio Paese in guerra per perseguire interessi stranieri».
E mentre l’opinione pubblica israeliana si interroga sulle grandi manovre della politica in vista delle prossime elezioni, a partire dall’accordo elettorale tra gli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid siglato domenica, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar interviene sulla decisione della giuria della Biennale Arte di Venezia di escludere l’artista israeliano Belu-Simion Fainaru dalla corsa ai premi. «Il boicottaggio dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru da parte della giuria internazionale della Biennale di Venezia rappresenta una contaminazione per il mondo dell’arte», ha scritto Sa’ar su X. Per il ministro, «la giuria, di stampo politico, ha trasformato la Biennale da spazio artistico aperto, libero da idee illimitate, in uno spettacolo di falsa indottrinamento politico anti-israeliano».