MILANO – Alleati, partigiani, Brigata Ebraica: un ricordo comune

Bandiere della Brigata Ebraica e un vessillo statunitense hanno sventolato domenica mattina al cimitero militare di Milano nel corso dell’iniziativa “Alleati, Partigiani, Brigata Ebraica” organizzata dalla Comunità ebraica milanese con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. La cerimonia ha portato l’attenzione su «un luogo della città poco conosciuto ed è stato un modo per ribadire la nostra gratitudine verso le forze alleate, senza le quali l’Italia non si sarebbe liberata», spiega Gad Lazarov, che ha promosso la commemorazione all’interno del Consiglio della Comunità. Sono intervenuti tra gli altri il presidente degli ebrei milanesi Walker Meghnagi, il rabbino capo della città Alfonso Arbib, il consigliere Massimiliano Tedeschi per conto dell’Ucei, esponenti della politica nazionale e locale tra i quali Mariastella Gelmini, Manfredi Palmeri e Daniele Nahum, l’ex presidente dell’Anpi locale Roberto Cenati e il direttore del Museo della Brigata Ebraica, Davide Riccardo Romano. Un momento di raccoglimento e preghiera è stato inoltre dedicato a tre soldati ebrei caduti nel conflitto e sepolti nel cimitero alleato, Robert John Kahn, A. Rosenberg, Ernest Willy Rosenstein, le cui storie sono state ricostruite dai rappresentanti dei movimenti giovanili Ugei, Hashomer Hatzair e Benè Akiva.
Nato nel 1912 a Pforzheim in Germania, Kahn si trasferì con la famiglia in Inghilterra, terra natale della madre, con l’avvento al potere del regime nazista. In forza all’esercito britannico e assegnato come autista a un’unità di ricognizione e trasporto meccanizzato, fu catturato dagli italiani sul fronte egiziano durante l’Operazione Compass e da lì trasferito in un campo di prigionia a Sulmona in Abruzzo e poi in quello di Montalbo nel piacentino, dove trovò la morte in un tentativo di fuga nell’agosto del 1941. Rosenberg era un ingegnere della Brigata Ebraica e purtroppo di lui non si conosce praticamente nulla. Non è noto il suo nome, né dove sia nato. Ma, è stato spiegato, «lo possiamo immaginare giovane che ha attraversato l’Europa per sfuggire alle persecuzioni naziste» per approdare nell’allora Palestina del Mandato britannico, il futuro Stato d’Israele, e da lì muovere alla volta dell’Europa «per combattere quelli che lo avevano braccato». Rosenberg è morto appena dopo la fine della guerra, ma «senza poter tornare né nel suo paese natale né nella sua patria d’adozione». Rosenstein era figlio di Willy, pilota dell’aviazione tedesca pluripremiato del primo conflitto mondiale. Anche nel suo caso la famiglia lasciò in seguito la Germania, riparando in Sudafrica. Lì Rosenstein si arruolò come pilota di caccia nella South African Air Force e venne a combattere in Europa. Aveva 22 anni quando «rimase tragicamente ucciso sopra i nostri cieli il 2 Aprile 1945».
«Ci ripromettiamo di riorganizzare la cerimonia anche in futuro, con la collaborazione delle scuole canadese, americana, inglese e francese di Milano e magari coinvolgimento altri istituti del territorio», sottolinea Lazarov. «Le vicende del 25 aprile ci hanno ricordato quanto bisogno ci sia di lavorare sui giovani».