L’APPELLO – Claudia Di Cave: Augias corregga il suo ospite
A sessanta anni dal Concilio Vaticano Secondo capita di ascoltare ancora posizioni vecchie e superate, non in contesti periferici, ma in prima serata in una trasmissione di solito rivolta a un pubblico colto, quale è Babele, curata da Corrado Augias. Ieri 27 aprile, lo scrittore Antonio Scurati è intervenuto come ospite a commentare gli ultimi eventi relativi al presidente Usa, Donald Trump. Toccando anche il tema della religiosità degli Stati Uniti e delle tante confessioni che fanno capo al cristianesimo, lo scrittore ha affermato che la vocazione bellicista degli Stati Uniti trova il suo fondamento nel “Dio del Vecchio Testamento” ed è basata sul “Dio degli eserciti”, come se si trattasse di un Dio diverso da quello del Nuovo Testamento, da lui appellato con la nota espressione di “Dio dell’amore”. Con tali affermazioni lo scrittore ha mostrato non solo di avere posizioni che risalgono al dualismo marcionita, ma anche di non aver la più vaga notizia delle posizioni dottrinali della Chiesa cattolica che nel Documento del 1965 “Dei verbum” (paragrafi 14-16), chiarì l’unità dei due Testamenti e la comune ispirazione divina. Nel contesto del suo intervento non vi era dubbio che l’espressione “Dio degli eserciti” venisse intesa relativa a un Dio che ama la guerra e non come “Dio delle schiere angeliche”, secondo il significato che l’espressione ha nei testi rabbinici.
La trasmissione Babele è seguita da un ampio pubblico e lo scrittore Antonio Scurati è stato premiato per alcune delle sue opere, trovando un ampio seguito di lettori.
Sarebbe troppo chiedere che Augias, sempre attento e sensibile a non trattare questi temi con superficialità, potesse rettificare, magari con lo stesso Scurati, queste informazioni che sono ispirate a posizioni pre-conciliari?
Claudia Di Cave