FIRENZE – L’arte come testimonianza, Schinasi e Chagall a confronto

Nato ad Alessandria d’Egitto da una famiglia sefardita di origine livornese, emigrato a Livorno per via della crescente ostilità antiebraica, il pittore Daniel Schinasi (1933-2021) è stato un protagonista della scena artistica, fondatore nel 1969 della corrente nota come neofuturismo.
A cinque anni dalla scomparsa, i familiari stanno lavorando ad alcune iniziative per valorizzarne l’eredità culturale tra Italia e Francia. Un solco in cui si inserisce una tesi di ricerca appena discussa alla Scuola di Specializzazione dei Beni Culturali e Storici dell’Università di Firenze, con tema “la pittura come testimonianza” in Schinasi e un confronto tra la sua opera e quella di Marc Chagall, elaborata dalla ferrarese Margherita Baiocchi all’interno del corso di studi tenuto dal professor Giorgio Bacci, curatore in passato dell’ultima mostra livornese sul padre del neofuturismo. «La sua arte è un veicolo di memoria collettiva: ricorda le ferite del passato, vive attivamente il presente. Anche Chagall è stato un testimone del suo tempo e se i punti di contatto a livello stilistico sono pochi, ce ne sono molti come contenuto: l’esilio, l’identità ebraica, gli archetipi storici che continuano a interpretare». Ad affascinare Baiocchi è stato anche «il rapporto con la tradizione biblica di Schinasi, un rapporto non solo confessionale volto a utilizzare l’immensità di quel racconto per leggere il presente». Oltre a ciò l’ha colpita «l’attenzione alla dimensione pubblica delle sue opere, “il museo della strada”».
Baiocchi si è soffermata su vari dipinti. Come tra gli altri “La famiglia del calzolaio ebreo dello shtetl” esposto alla Fondazione Livorno «dove c’è un contatto forte, fortissimo con Chagall a livello iconografico» e ispirato verosimilmente a “Il venditore di giornali” di quest’ultimo. Ha poi evocato anche il pannello pittorico presente nella stazione di Cecina (LI), dove il passaggio è la soglia liminale in cui «si rappresentano avvenimenti tragici della seconda guerra mondiale, del nazismo, della Shoah, ma anche passaggio e passaggio di testimonianza, l’universo tragico che si illumina con la parte positiva con l’incontro tra papa Wojtyla e il rabbino Toaff».
Baiocchi ha svolto un tirocinio presso le Gallerie del Comune di Ferrara e la sua tesi nasce dal coinvolgimento nell’allestimento della mostra “Chagall, testimone del suo tempo” recentemente conclusasi al Palazzo dei Diamanti. «È stato impossibile non collegarsi a Schinasi», racconta. A felicitarsi con lei a Firenze c’era Sarah Schinasi, una delle figlie di Daniel, che ha collaborato e condiviso materiali. «La discussione della tesi è stata un momento molto emozionante», sottolinea. «Si è parlato di nostro padre nel modo giusto, nella giusta cornice, con un raffronto stimolante con Chagall. La sua arte è davvero un patrimonio “vivo”.

a.s.