SALUTE – Scoliosi a scuola: intercettare il problema prima che diventi un peso


La colonna vertebrale dei nostri ragazzi è in continuo cambiamento, specialmente nel delicato periodo della pubertà. Spesso, però, proprio dietro i banchi di scuola, si nascondono piccoli segnali di una patologia silente: la scoliosi idiopatica dell’adolescente, comunemente chiamata “scoliosi”: una curvatura della colonna vertebrale di cui non conosciamo le cause precise, ma sappiamo rappresentare una sfida complessa in cui genetica e ambiente si intrecciano. Per questo l’Associazione Medica Ebraica (AME), grazie ai fondi 8×1000 dell’UCEI, ha promosso un importante progetto di screening nelle nostre scuole.

Le stime parlano chiaro: la scoliosi colpisce tra l’1 e il 3% dei ragazzi tra i 10 e i 16 anni, senza contare le forme più lievi. La sua storia naturale tende spesso al peggioramento, portando non solo a dolori fisici, ma anche a potenziali problemi respiratori e, non meno grave, a un disagio psicologico legato alla deformità. Intervenire in tempo è fondamentale. Come spiega il fisiatra Luciano Bassani, responsabile dello screening a Milano: «La migliore prevenzione è vedere queste situazioni sul nascere».

Il protocollo è stato semplice ed efficace. Niente di invasivo, solo attenzione e professionalità. I ragazzi sono stati sottoposti al test di Adams e all’uso dello scoliosometro, uno strumento che misura le rotazioni anomale della colonna. Pochi minuti per studente – due o tre al massimo – ma sufficienti per individuare i primi segnali di allarme. Al termine, ogni famiglia ha ricevuto una relazione sintetica: per i casi positivi è stato consigliato un controllo ortopedico con radiografia, mentre per gli altri è bastato un semplice monitoraggio a distanza.

I numeri raccolti raccontano una realtà variegata.

A Roma sono stati visitati 62 studenti, tra medie e primo anno delle superiori. Qui abbiamo riscontrato percentuali variabili: il 29% di positività nel 2° anno delle medie (14 ragazzi), il 45% nel 3° anno (31 ragazzi) e il 41% nel primo anno delle superiori (17 ragazzi).

A Milano la situazione si è rivelata differente. Nelle scuole medie sono stati segnalati 4 casi da approfondire su 68 studenti (28 femmine e 40 maschi). Nelle superiori, su 90 alunni che hanno aderito, solo un caso è risultato meritevole di controllo.

A Padova e Torino, su 29 ragazzi tra gli 11 e i 13 anni (15 maschi e 14 femmine), la metà sono risultati positivi ad alterazioni del rachide e sono stati invitati a proseguire per un approfondimento.

A coordinare le visite sono stati i dottori Iakov Molayem e David Luzon a Roma, Luciano Bassani a Milano, Susanna Levi Minzi a Padova, e quest’ultima insieme a Daniele Radzik a Torino.

Ciò che emerge, oltre ai dati clinici, è una forte discrepanza tra le diverse città. Sappiamo bene che l’occhio del medico può variare, ma questa differenza ci spinge a guardare oltre. Suggeriamo un’indagine più approfondita: dobbiamo capire se il contesto – lo sport, le ore passate davanti al computer, la postura a scuola o persino fattori etnici – stia influenzando la salute dei nostri ragazzi.

Siamo in attesa che le famiglie ci aggiornino sull’esito delle visite specialistiche, perché la prevenzione non si ferma qui. È un impegno costante, reso possibile grazie alla solidarietà di chi sceglie di destinare l’8×1000 all’UCEI.

Rosanna Supino, Presidente AME