MILANO – Memoria e responsabilità, il seminario “Tra Resistenza e Resa” si chiude al Memoriale della Shoah
“Semina la memoria, coltiva la giustizia, raccogli la libertà”. È il titolo della terza edizione del seminario di formazione per le scuole “Tra Resistenza e Resa. Per (soprav)vivere liberi!”, promosso dalla Fondazione Cdec di Milano in collaborazione con l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiana. La giornata conclusiva del seminario si è tenuta al Memoriale della Shoah di Milano, riunendo docenti, studenti e partner istituzionali per chiudere un percorso dedicato alla memoria critica della Shoah e dell’antisemitismo europeo.
Nel suo saluto, la presidente Ucei Livia Ottolenghi ha ricordato come il progetto abbia saputo affrontare «senza edulcorazioni le responsabilità cristiane nell’antigiudaismo e le colpevoli collusioni con l’antisemitismo». «La memoria della Shoah e della Resistenza non è mai un esercizio puramente commemorativo», ha detto Ottolenghi. «È piuttosto uno strumento vivo, volto a comprendere il nostro atteggiamento di fronte al riemergere di linguaggi d’odio, di discriminazioni e di nuove forme di antisemitismo. La conoscenza storica diventa una risorsa indispensabile per riconoscere i segnali, per opporsi, per scegliere». Rivolgendosi agli studenti, ha aggiunto: «Portate con voi ciò che avete imparato: non solo le informazioni, ma le domande; non solo le risposte, ma il metodo». Ottolenghi ha infine annunciato che la prossima edizione del seminario sarà dedicata alla scrittrice Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz. «Una straordinaria testimone del nostro tempo».
Alessandro Spanu, presidente dell’Ucebi, ha indicato come novità di questa edizione l’incontro tra studenti delle scuole pubbliche e quelli del Liceo ebraico Renzo Levi di Roma. «La conoscenza dell’altro, del suo nome, della sua storia, delle sue ambizioni, delle sue preoccupazioni, costituisce l’identità democratica di un paese», ha affermato Spanu, sottolineando come il progetto abbia scelto «la strada ostinata del dialogo serrato e onesto, l’unico vero antidoto alle derive nazionalistiche del nostro tempo».
La mattinata, coordinata dal direttore della Fondazione Cdec, Gadi Luzzatto Voghera, si è aperta con la relazione di Silvia Comoglio, poetessa e ricercatrice, che ha raccontato il lungo percorso di ricostruzione della vita di Margit Koretz, una bambina di nove anni deportata a Terezín nel 1942. Partendo da un disegno visto a Praga nel 2005, le farfalle dipinte da Margit nel campo, Comoglio ha attraversato archivi digitali e corrispondenze con discendenti di sopravvissuti negli Stati Uniti per restituire un’identità a quella bambina. «Siamo abituati a pensare alle persone deportate nei campi senza pensare che c’è una vita prima, e magari anche dopo, anche per chi non è sopravvissuto», ha spiegato Comoglio. «È importante scendere all’interno del nome e far affiorare tutta la vita e l’identità che vi si trovano». Comoglio ha chiuso con una poesia di Edith Bruck sul legame con la madre: versi, ha spiegato, in cui le parole diventano rifugio per tenere viva una presenza sottratta dalla storia.
Nel pomeriggio, alla Biblioteca Ostinata, gli studenti hanno presentato il loro workshop su Berlino e i suoi memoriali. Mercoledì 5 maggio è stata organizzata la festa conclusiva del seminario alla Scuola della Comunità ebraica di Milano, con un laboratorio di danze e tradizioni dal mondo ebraico e popolare a cura di Paola Treccani e Ivano Marini. «In questo progetto, a dispetto del titolo, non c’è nessuna resa», ha concluso Spanu. «C’è piuttosto uno sguardo fiducioso nel futuro e in quello che sono le nostre possibilità».