MEDIO ORIENTE – La tregua tiene, ma Usa e Israele preparano il prossimo round contro l’Iran

Israele e Stati Uniti stanno coordinando i preparativi per una possibile nuova fase di attacchi contro l’Iran, con obiettivi già individuati: infrastrutture energetiche e alti funzionari del regime. Lo riferisce la Cnn citando una fonte israeliana, secondo cui l’intenzione sarebbe quella di condurre una breve campagna di pressione per ottenere ulteriori concessioni nei negoziati. La decisione finale spetta a Donald Trump e per ora il presidente Usa non sembra avere fretta.
In un’intervista nella notte italiana, Trump ha ribadito di non considerare ancora violato il cessate il fuoco, nonostante i lanci iraniani verso Emirati Arabi Uniti e Oman. «O raggiungeremo un buon accordo o vinceremo facilmente. Dal punto di vista militare abbiamo già vinto», ha affermato il presidente, stimando che il conflitto possa durare ancora due o tre settimane. Ha anche definito l’uranio arricchito ancora in mano a Teheran «senza valore», pur continuando a chiederne la consegna come condizione negoziale.
In conferenza stampa al Pentagono, il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha confermato che il cessate il fuoco è ancora in vigore, annunciando al contempo l’«Operazione Progetto Libertà»: una missione temporanea per scortare fuori dal Golfo Persico le navi civili bloccate dall’inizio del conflitto. «Non cerchiamo uno scontro», ha sottolineato Hegseth, aggiungendo però che se l’Iran continuerà ad attaccare le navi subirà una «potenza di fuoco schiacciante». Il capo delle forze armate Usa, Dan Caine, ha fornito un quadro degli ultimi giorni: dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, l’Iran ha attaccato dieci volte le forze americane nella regione, oltre a colpire nove navi commerciali e sequestrare due petroliere. Nonostante questo, ha precisato, gli attacchi restano «al di sotto della soglia» necessaria per riavviare la guerra.

La pressione economica sull’Iran
I leader di Teheran continuano a mostrare compattezza verso l’esterno, sottolinea l’analista Zeev Avrahami su Ynet, ma sul fronte interno perdono terreno. L’inflazione è intorno al 70%, il rial ha toccato il minimo storico di 1,8 milioni per dollaro, Internet è in gran parte fuori uso e la disoccupazione colpisce ogni settore. Centinaia di migliaia di lavoratori sono stati licenziati senza indennità, mentre le previsioni indicano che circa 4,1 milioni di persone rischiano di scivolare sotto la soglia di povertà, racconta Avrahami. I prezzi dei farmaci sono esplosi: 200 medicinali sono raddoppiati di costo, altri aumentati fino al 380%, e farmaci essenziali per malattie cardiache, cancro e patologie neurologiche scarseggiano. La crisi è tale che anche la televisione di stato ha alzato la voce: «Cosa sta succedendo nel nostro Paese, signor Pezeshkian?», ha chiesto in diretta la presentatrice Elmira Sharifi al presidente. Per un consulente economico iraniano sentito da Avrahami, «con la pressione economica, Trump sta riuscendo dove migliaia di missioni militari non sono riuscite». «Poiché il blocco non sarà rimosso e il potere d’acquisto è crollato, si stanno creando le condizioni per una rivolta popolare: il sogno di Trump e l’incubo del regime», conclude l’analista di Ynet.

Gaza
La guerra con l’Iran resta il dossier centrale, ma Gerusalemme tiene aperto anche il fronte di Gaza. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, responsabile del Board of Peace per Gaza, alla presenza dell’ambasciatore americano Mike Huckabee. Secondo la radio delle Idf, Mladenov avrebbe chiesto a Israele di allentare alcune restrizioni sull’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia e di limitare le operazioni militari nella zona. L’inviato ha condotto nelle ultime settimane colloqui con i vertici di Hamas, fissando all’11 aprile la scadenza per l’accettazione di una proposta che prevedeva la consegna graduale di tutte le armi del gruppo. Hamas ha rifiutato, presentando una controproposta che subordina la questione dell’armamento alla creazione di uno Stato palestinese.

Sa’ar a Berlino
Chi spinge per una ripresa dei negoziati su Gaza è l’Europa. Alcuni paesi Ue hanno provato a far saltare gli accordi economici con Israele, ma le pressioni sono per ora rientrate, anche grazie al ruolo della Germania. E a Berlino è atterrato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, pronto a incontrare il cancelliere Friedrich Merz, il ministro degli Esteri Johann Wadephul e la presidente del Bundestag Julia Klöckner. «Rafforzare i legami e il dialogo continuo con la Germania sono centrali per la nostra politica estera», ha dichiarato Sa’ar, indicando come priorità i rapporti bilaterali in materia di sicurezza ed economia. Nel programma della visita è prevista anche una sosta al memoriale del Gleis 17, presso la stazione di Grunewald: dal binario 17, durante il nazismo, migliaia di ebrei berlinesi furono deportati nei campi di concentramento.

(Nell’immagine, il presidente Usa Donald Trump tiene una conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, 4 febbraio 2025 – Foto Joshua Sukoff)