CINEMA – David Cunio torna sullo schermo, questa volta libero

Non capita spesso che un film sia presentato allo stesso festival per due anni consecutivi. Il documentario A Letter to David di Tom Shoval, portato a Berlino nel 2025, raccontava le vicende di David Cunio, rapito il 7 ottobre 2023 a Nir Oz insieme al fratello Ariel, alla moglie Sharon e alle piccole Yuli ed Emma. Sebbene la donna e le bambine siano state liberate il mese successivo, David è rimasto prigioniero per 738 giorni. Così lo scorso anno, al momento della proiezione, il regista definì il film “incompleto”, proprio perché incerto e irrisolto era ancora il destino di David.
In questa edizione della Berlinale, la proiezione della versione aggiornata di A Letter Letter to David-The complete edition, con David e la famiglia Cunio presenti in sala, ha commosso di nuovo il pubblico. Il lungometraggio, premiato in Israele come miglior documentario del 2025, dopo aver girato il mondo per festival internazionali, è approdato nel marzo scorso anche a Roma, nell’ambito della diciassettesima edizione del Pkf, il festival del cinema ebraico e israeliano diretto da Ariela Piattelli e Lirit Mash al Centro ebraico Il Pitigliani. Il film di Shoval, presentato nella versione non aggiornata dello scorso anno, è uno dei migliori documentari israeliani degli ultimi anni.
Il documentario ha la struttura di una riflessione/ lettera con cui il regista si rivolge a David Cunio, che aveva conosciuto nel 2013 e aveva scritturato insieme al gemello Eitan per il film d’esordio Youth. Era una storia di fantasia su due fratelli che rapivano una coetanea per sollevare le sorti della famiglia. Lo stesso Shoval, nel film su David Cunio, ricorda la violenza fittizia alla quale è poi seguito quella reale, subita dall’attore come conseguenza dell’attacco di Hamas. Una ricostruzione personale, esplicitata dal voice over, che con uno sguardo presente e partecipe, commenta e raccorda materiali di archivio e ricordi personali. Vecchi provini archiviati nello studio di produzione e home movies dimenticati girati da David, clip scartate che hanno acquisito un nuovo valore si alternano a interviste realizzate dopo l’attacco e raccontano così il lato più umano della famiglia Cunio e del kibbutz.
Eitan, miracolosamente sfuggito al rapimento, ha sempre vissuto in simbiosi con il fratello e nelle interviste racconta della loro connessione quasi telepatica. Sharon, la moglie di David, liberata a novembre 2023, racconta la difficoltà sua e quella delle bambine nel vedere in Eitan il volto di David durante ogni cena di Shabbat. Un passato perduto viene ricostruito attraverso il racconto cinematografico e messo in relazione con il dolore del presente.
Shoval è una delle voci più interessanti del cinema israeliano contemporaneo, tanto che il premio Oscar Alejandro González Iñárritu, già nel 2014, decise di seguirlo in un programma di mentoring della fondazione Rolex proprio dopo aver visto Youth. Il regista israeliano ha raccontato divertito al Jerusalem Post di aver cestinato le prime e-mail ricevute dalla fondazione, convinto che fossero spam, ma in seguito ha avuto la possibilità di seguire il collega messicano sui set di Birdman (2014) e di Revenant (2015). È stato proprio Iñárritu a produrre il suo secondo film, Shake Your Cares Away (2020). Shoval è anche uno sceneggiatore di qualità nonché uno degli autori di Dead Language, il film di Mihal Brezis e Oded Binnun recensito sul numero di luglio 2025 di Pagine Ebraiche.
È stato importante per il successo del film anche l’apporto della produttrice Nancy Spielberg (sorella del famoso regista Steven), che ha in apparenza contribuito con uno sguardo esterno più distante, aiutando a mettere in luce gli aspetti umani più universali e ricevibili da un pubblico internazionale. Fra gli altri titoli presentati al Pkf, interessante anche Real Estate di Anat Malz. Premiato come miglior film e migliore sceneggiatura al Festival del cinema di Haifa del 2024, il film non è legato al conflitto arabo-israeliano, e con le sue atmosfere indie sembra più collocabile fra un road-movie e una storia di formazione. Tamara e Adam sono due giovani di Tel Aviv che devono trovare un appartamento in affitto rapidamente perché lei sta per partorire ma la casa in cui vivono deve essere demolita. Visti i costi proibitivi dei canoni di affitto nella Città Bianca, decidono di trasferirsi a Haifa, dove abita la madre di Adam.
Tamara, il motore della coppia, organizza un tour a tappe forzate per trovare l’abitazione ideale, ma non è semplice: Adam lavora come rider e ha difficoltà a trovare compromessi con il mondo.
Il viaggio fisico e la ricerca della casa diventano un viaggio e una ricerca che, con i suoi alti e bassi, riflettono le dinamiche di avvicinamento e allontanamento della coppia. Malz, come Shoval diplomata alla Sam Spiegel di Gerusalemme, firma anche sceneggiatura e montaggio. Costruisce un racconto che si sviluppa nell’arco di una sola giornata, con un ritmo serrato e una tensione costante fra comicità e dramma, come risulta anche dalla motivazione espressa dalla giuria di Haifa: «Un meraviglioso viaggio di una giovane coppia in cerca di una casa, che li porta da Tel Aviv a Haifa, dall’infanzia alla genitorialità e dall’innocenza alla maturità.
Diretto con mano magistrale, il film riesce a intrecciare le sofferenze della crescita con un umorismo tagliente, regalando allo spettatore rari momenti di grazia».

Simone Tedeschi