MOKED 2026 – Elisabetta Triola Di Porto: Sette storie per sette coppie: Il Trattato di Ketubòt racconta

Qual è la differenza tra l’idea di amore nel pensiero occidentale e in quello ebraico? A partire da questa domanda si sviluppa il dialogo con la morà e filosofa Elisabetta Triola Di Porto, protagonista di un intervento al Moked di Milano Marittima, dove ha condotto un workshop insieme alla morà Ruth Mussi. Tra filosofia, Talmud e contemporaneità, emerge una riflessione che mette a confronto modelli culturali diversi e invita a ripensare il significato del legame di coppia oggi.

È possibile tracciare una differenza fra l’idea di amore nel pensiero occidentale e quello ebraico?
Sulla base del percorso che abbiamo tracciato in questi giorni, emerge una distinzione profonda che potremmo definire come la tensione tra l’Amore come Desiderio (Occidente) e l’Amore come Precetto (Ebraismo).
Ecco i punti fondamentali di questa differenza:
La direzione del movimento: Ascesa vs Discesa. Nel pensiero occidentale (Platone) l’amore è spesso inteso come Eros, una forza ascensionale. Parte dalla mancanza (il mito di Poros e Penìa) e sale verso l’alto per possedere la bellezza o la verità. È un movimento che parte dall’Io per colmare un vuoto dell’Io. L’altro è un gradino della scala su cui stiamo salendo, è quindi un mezzo. Nel pensiero ebraico l’amore è inteso come Ahava. Non è un’ascesa verso l’astratto, ma una discesa verso il concreto. È un movimento…

Parafrasando il titolo di un famoso film, quali e quanti sono i tipi di coppia nel Talmud?
Parafrasare il titolo “Sette spose per sette fratelli” per descrivere la visione talmudica della coppia è un’operazione affascinante, ma la risposta richiede una distinzione sottile tra tipologia e dinamica relazionale. Le coppie del Talmud non sono categorie sociologiche, come quel film citato, non si tratta di un’operazione di civilizzazione di uomini “rozzi” che diventeranno educati e capaci di amare. Quindi, più che “sette tipi di coppia”, il Talmud e la filosofia che abbiamo esplorato suggeriscono che ogni coppia attraversa queste sette dimensioni; sono sette modi di essere coppia. Non sette storie separate, ma sette fili che intrecciano l’unica stoffa di un legame sacro.

È possibile fare un confronto con quelle attuali?
Fare un confronto con le “coppie” attuali è un’operazione molto complessa. Oggi l’amore viene vissuto come un bene di consumo: se l’altro smette di funzionare il legame viene sciolto. La reificazione dell’altro sembra aver trionfato; come direbbe Buber ha vinto lo schema “io-esso”, in cui l’altro è un oggetto da cui trarre vantaggio (emotivo, economico, ecc.). Mancano il tempo e la pazienza per dedicarsi ad osservare e capire l’altro, per costruire un’alleanza. Attraverso le app possiamo scegliere un possibile partner su una specie di catalogo. Inoltre nella visione ebraica il corpo è il tempio di un segreto sacro; c’è una “modestia” (Tzniut) che protegge il mistero dell’incontro. Oggi invece tutto è esposto, fotografato, reso trasparente. La sovraesposizione del corpo sui social media rischia di uccidere l’Eros, perché non c’è più mistero: abbiamo reso l’altro un’immagine uguale a noi.

Dalle parole di Triola Di Porto prende forma un’idea di amore lontana dalla logica del consumo e della sostituibilità, e più vicina a un percorso fatto di responsabilità, tempo e relazione autentica. Le “sette storie per sette coppie” diventano così non modelli rigidi, ma dimensioni dell’esperienza amorosa, offrendo uno sguardo che, dal Talmud, continua a parlare con forza al presente.

Lucilla Efrati