TORINO – Dialogo, rav Finzi: «Importante essere presenti, anche in questo clima difficile»
«La situazione oggi è molto difficile, non solo a Torino ma in tutta Europa», osserva Rav Ariel Finzi. «C’è una tensione che ormai si percepisce anche nei gesti quotidiani». Il rabbino capo della Comunità ebraica di Torino parla alla vigilia del convegno “Torino, caso virtuoso della libertà di religione?”, promosso dal Comune e dall’Università della città nella Sala delle Colonne di Palazzo Civico, appuntamento dedicato al dialogo interreligioso e alla gestione della diversità religiosa urbana.
Se a livello istituzionale il dialogo e il confronto esistono, il rav sottolinea le difficoltà del quotidiano. E racconta un episodio recente, durante una passeggiata al parco con le figlie arrivate da Israele e i nipoti. «Abbiamo chiesto a una persona dove fossero le tartarughe. Ci ha risposto che erano vicino a un grande pesce morto. Ho detto “mi spiace per il pesce” e questa persona, forse perché ho parlato in ebraico o perché sono identificabile come rabbino, ha iniziato ad aggredirmi: “Per i pesci vi dispiace, ma dei bambini non ve ne frega niente”. Sono rimasto senza parole». Fino a poco tempo fa, aggiunge, «questo tipo di aggressività sarebbe stata impensabile. Oggi invece quasi non sorprende più». Un tema da toccare anche con le istituzioni.
Finzi parteciperà all’incontro in rappresentanza del Tavolo della Speranza, esperienza cittadina di confronto tra rappresentanti religiosi. Una presenza che rivendica come necessaria, pur nelle difficoltà. «Come sosteneva rav Giuseppe Laras z.l. è importante far parte dei tavoli di dialogo, anche se non sempre ci sono risultati. Ma l’assenza è peggio», spiega. ««Essere presenti significa poter far sentire la propria voce e impedire che certe posizioni diventino univoche».
Negli ultimi mesi in diverse occasioni il rabbino capo di Torino ha più volte ribadito pubblicamente la propria identità sionista, denunciando il clima di ostilità che accompagna il dibattito pubblico. «Oggi capita che chiunque esprima una posizione percepita come filo-israeliana venga immediatamente isolato. Il termine sionista poi viene distorto e associato a fascista». Ma l’aspetto che considera più insidioso è un altro: «L’antisemitismo contemporaneo spesso si percepisce come qualcosa di giusto, di etico, come una battaglia combattuta “dalla parte del bene”, come ricordava rav Alfonso Arbib (rabbino capo di Milano). Ed è forse questo l’aspetto più inquietante».
Nel suo intervento di oggi il rabbino si soffermerà soprattutto sull’importanza della presenza e del confronto. «Parlarsi resta importante», osserva. «Anche quando è difficile».
A margine, Finzi torna sulla grave disavventura sanitaria vissuta alcuni mesi fa durante un viaggio in Uruguay, dove era stato ricoverato per una grave infezione. Oggi racconta di essersi ristabilito completamente, ma di essere rimasto colpito dall’accoglienza ricevuta dalla Comunità ebraica locale. «Ogni giorno c’era qualcuno che veniva a trovarmi. Un rav locale si è presentato subito per offrirmi il suo aiuto. Da quella disavventura porto con me questa empatia positiva e nuovi legami».
d.r.