IL PERSONAGGIO – Addio ad Abe Foxman
È mancata in questi giorni a New York una persona speciale e un grande ebreo: Abraham Foxman. Per tutti coloro che lo hanno conosciuto, era semplicemente Abe. Nato nel 1940 in una piccola città della Polonia, oggi Bielorussia, Foxman era stato salvato dalla sua tata cristiana che lo aveva nascosto per tutto il periodo della guerra facendolo crescere come un bimbo cristiano a Vilna, per poi farlo ricongiungere nel 1944 ai suoi genitori miracolosamente scampati alla Shoah. Nel 1950 i Foxman riuscirono a emigrare negli Stati Uniti e Abraham ha vissuto tutta la vita a New York. Divenuto un brillante avvocato, ha dedicato se stesso, fino alla fine, a combattere l’antisemitismo. Per quasi 30 anni ha diretto la Anti-Defamation League, e ne è rimasto la figura più autorevole per oltre 50. Il suo calore, la sua capacità di saper trattare con tutti, presidenti, primi ministri, studiosi, uomini famosi e persone semplici, ebrei, cristiani e musulmani, hanno fatto di lui una figura epica a cavallo tra il secolo scorso e il nuovo millennio. Orgoglioso e schietto, colto ed empatico, scaltro e profondamente umano. Abe ha combattuto così centinaia di battaglie, frequentando con lo stesso sorriso e lo stesso trasporto i palazzi che contano e la gente comune, risolvendo problemi privati nazionali ed internazionali, come se lo riguardassero sempre personalmente. In Israele, paese che amava e frequentava spesso, succedeva di vederlo a cena o a pranzo anche con i leader palestinesi. Non c’era un incontro al quale si sottraeva, un giovane al quale non sapeva dare un valido consiglio, un ebreo del quale non volesse conoscere la storia. La sua capacità di comunicare non aveva limiti; la sua fiducia nel dialogo era incrollabile, perché credeva che tutti potessero cambiare e correggersi: le persone singole, le democrazie, i Paesi. Accanto a lui tutto era in movimento, perché bisognava agire. La sua generosità era costruttiva e contagiosa. Per uno come Abe, che ha trascorso la vita a difendere gli ebrei e a infondere orgoglio nell’identità ebraica, questi ultimi tempi sono stati molto dolorosi. «Viviamo in un periodo molto pericoloso – ripeteva – per noi ebrei e per tutto il mondo». Per lui era inaccettabile che i leader democratici non capissero quanto male potesse portare al mondo la nuova ondata di antisemitismo. Lui che conosceva così bene questo male. Il suo grande retaggio è il coraggio di agire, di condannare, di difendersi, di fare in prima persona, instancabilmente. Sia il suo ricordo di grande benedizione per tutti coloro determinati a continuare su questa strada.
Simonetta Della Seta
(Foto Anti-Defamation League)