LECCE – Gesù ebreo in mostra

Adi Kichelmacher è un’artista israeliana che da vent’anni vive a Roma, insieme al marito e ai tre figli. Il Museo Ebraico di Lecce ospita fino al 31 ottobre una sua mostra intitolata Le radici ebraiche di Gesù nei Vangeli. Come scrive nel catalogo: «Ho aspirato a creare dipinti che raccontassero in uno stile iconografico dieci momenti della vita di Gesù, e ho aggiunto ciò che mancava, la sua identità ebraica, e ho restituito le sue radici alla storia». I titoli delle dieci opere sono: Nascita, Circoncisione, L’infanzia, La strage degli Innocenti, Gesù discute con i Maestri nel Tempio, Il miqweh, Amerai il prossimo tuo come te stesso, Gesù nel Tempio, L’ultima cena, L’albero della vita. Il catalogo è presentato da Fabrizio Lelli, direttore del Museo Ebraico di Lecce, rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Yaron Sideman, monsignor Mauro Carlino, parroco di Santa Croce (LE), Serena Di Nepi, storica de La Sapienza Università di Roma, Nathania Zevi, giornalista Rai.


«Gesù nacque, crebbe, visse e morì come ebreo durante il periodo del Secondo Tempio» (Sideman); «Il Vangelo nasce dentro Israele, parla il linguaggio delle Scritture di Israele, si esprime attraverso segni, gesti, tempi liturgici e simboli propri dell’ebraismo del suo tempo… da un punto di vista teologico-pastorale, queste immagini possiedono anche una notevole forza catechetica: educano a non separare mai il Cristo della fede dal Gesù della storia» (Carlino); altre presentazioni richiamano la lunga storia dell’antiebraismo cristiano, le recenti riscritture ideologiche che attraverso post, video, meme alterano e strumentalizzano la figura di Yeshua/Gesù, la svolta rappresentata dal Concilio Vaticano II. L’auspicio di Adi Kichelmacher è che l’arte possa contribuire a «superare barriere storiche, promuovere la conoscenza reciproca e stimolare una riflessione profonda sull’unità spirituale che può emergere dal rispetto delle differenze».

Marco Cassuto Morselli