ISRAELE – La maggioranza di Bibi traballa: i religiosi pronti all’addio

«Non abbiamo più fiducia nel primo ministro Benjamin Netanyahu». Con queste parole il rabbino Dov Lando, guida spirituale di Degel HaTorah, uno dei partiti religiosi della coalizione di governo, ha ordinato lunedì ai deputati di sostenere il processo per sciogliere la Knesset, il parlamento israeliano, e portare Israele a elezioni anticipate. La mossa arriva dopo la comunicazione del primo ministro ai leader haredi di non voler portare avanti, prima delle elezioni previste per ottobre, la legge sull’esenzione dal servizio militare per gli studenti delle yeshivot, scrivono le testate Ynet e Israel Hayom. «D’ora in poi faremo solo ciò che è bene per il nostro mondo», ha aggiunto Lando. La rottura era nell’aria da settimane. Il presidente di Degel HaTorah, Moshe Gafni, aveva nel frattempo rifiutato qualsiasi incontro con il premier finché non fosse arrivata una risposta «chiara e inequivocabile». Nelle ultime 24 ore quella risposta è arrivata: la legge non si fa, almeno non prima del voto.
Perché la Knesset si sciolga è necessaria l’approvazione di un disegno di legge in quattro votazioni successive: in caso di via libera definitivo, le elezioni si tengono entro novanta giorni. Per raggiungere la maggioranza occorre unire i voti dei partiti religiosi Degel HaTorah e Shas, oggi parte della maggioranza, a quelli dell’opposizione al governo. Il leader di Shas, Aryeh Deri, non si è ancora deciso: starebbe lavorando a una mediazione, mentre un portavoce del rabbino Lando ha insistito che tra i due partiti esiste «consenso assoluto» sulla linea da seguire. Le opposizioni intanto non hanno perso tempo: Yesh Atid, i Democratici e Yisrael Beytenu hanno già depositato proprie proposte di scioglimento.
La Corte suprema ha dichiarato illegale nel 2024 l’esenzione dalla leva senza una legge specifica, e a novembre 2025 ha ordinato sanzioni penali contro i renitenti. Il capo di stato maggiore delle Idf, Eyal Zamir, in una sessione riservata alla commissione Esteri e Difesa ha definito l’assenza di coscrizione haredi una minaccia «esistenziale»: senza un allargamento della base di reclutamento, l’esercito rischia di crollare, avrebbe avvertito Zamir. Al momento, spiega ynet, su 24.000 cartoline di reclutamento inviate a studenti di yeshivot, risultano 798 i giovani che si sono presentati.