LA POLEMICA – Emanuele Calò: Se l’Ue non capisce le risoluzioni Onu
Ha suscitato un giustificato interesse la Conferenza stampa dell’Alto Rappresentante Kaja Kallas del Consiglio UE per gli Affari Esteri, dove ha dichiarato l’undici maggio 2026 che «a Gaza, la situazione umanitaria rimane drammatica. I colloqui tra Israele e Hamas sono in una fase di stallo e Hamas si rifiuta di deporre le armi, aumentando così il rischio di una nuova guerra. Abbiamo anche assistito a un’ondata di violenza da parte dei coloni in Cisgiordania. Oggi abbiamo raggiunto un accordo politico per sanzionare i coloni e le entità estremiste israeliane. Questo si accompagna a nuove sanzioni contro figure di spicco di Hamas. Ciò significa che ci allontaniamo dalla situazione di stallo politico che persisteva da tempo. La violenza e l’estremismo hanno delle conseguenze».
Vi è da rimanere stupiti. L’allegato n° 1 della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 2803/2025 dispone che «Hamas e le altre fazioni concordano di non avere alcun ruolo nel governo di Gaza, né direttamente, né indirettamente, né in alcuna forma. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive, compresi i tunnel e gli impianti di produzione di armi, saranno distrutte e non ricostruite. Ci sarà un processo di smilitarizzazione di Gaza sotto la supervisione di osservatori indipendenti, che includerà la messa fuori uso definitiva delle armi attraverso un processo concordato di disarmo, supportato da un programma di riacquisto e reintegrazione finanziato a livello internazionale, il tutto verificato dagli osservatori indipendenti. La Nuova Gaza si impegnerà pienamente nella costruzione di un’economia prospera e nella coesistenza pacifica con i paesi vicini». Non si capisce perché si attribuisca a Israele l’onere di colloquiare coi terroristi, mentre il citato Regolamento attribuisce un ruolo alla “temporary International Stabilization Force (ISF)”.
Un capolavoro che sembrerebbe partorito dal prefetto abruzzese Ponzio Pilato anziché dall’elefantiaco macchinario dell’Unione Europea. Non ha alcun senso infliggere delle sanzioni alle «figure di spicco di Hamas», quando l’ONU aveva stabilito di smantellarla per intero. Far venir meno la violenza di alcuni coloni estremisti non dovrebbe essere (però, forse ci illudiamo) un traguardo proibitivo. Il quale traguardo sarebbe più facilmente raggiungibile se Israele non dovesse continuare a difendersi da Hamas ed Hezbollah, rendendo non semplicissimo un intervento forte in Giudea e Samaria.
L’Unione europea è pacifista – e ci fa piacere – ma se il pacifismo consiste nel non dar fastidio ai terroristi (Hamas e l’ala militare di Hezbollah, che sono nella lista nera UE) fare questi discorsi irreali getta discredito sull’Unione europea, e questo è di per sé un danno gravissimo. L’Unione europea, se intende sopravvivere, deve impegnarsi nell’implementazione della Risoluzione ONU 2803/2025. Ora come ora, si barcamena malamente fra chi detesta Israele e la vorrebbe colpire con gravi sanzioni, e chi, nel ricordo di quel che l’Europa ha fatto agli ebrei, se ne astiene.
Quando il pubblico ministero della Corte Penale Internazionale Karim Khan mette in dubbio l’accusa di genocidio contro Israele, l’UE decide di accontentare la lobby anti israeliana ponendo nel mirino gli insediamenti e la condotta, tutt’altroche impeccabile, di alcuni dei c.d. coloni. Fa politica, anziché pensare a risolvere i problemi degli israeliani e dei palestinesi, come dire che pensa molto a se stessa e poco o nulla a chi soffre.
Chi legge questa assurda dichiarazione UE, trae la conclusione che i terroristi, anziché sconfiggerli, vadano un pochino sanzionati e non tutti, ma soltanto le figure di spicco. Vi è un tutto questo un’aria di déjà vu, che potrebbe essere tradotta nell’apoteosi del menefreghismo, a spese di quegli sconsiderati che insistono nel Medio Oriente. Intanto, non sembra utile farsi delle risatine sull’odiatissimo Presidente Usa Donald Trump, senza aver prima letto quanto ha partorito sui rapporti fra israeliani e palestinesi. Possiamo pure dire che è flamboyant, e questo lo diceva un tempo pure Putin: ma noi cosa siamo?
Emanuele Calò