FIRENZE – Quando la memoria diventa voce dei giovani
Da quando, presso la sede dell’Ufficio Scolastico Regionale (Usr) per la Toscana, sono stati selezionati i lavori realizzati dagli studenti delle scuole toscane per il concorso “I Giovani Ricordano la Shoah” — iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con l’UCEI e istituita con la legge del 2000 per commemorare il Giorno della Memoria — è subito iniziato un lavoro attento e appassionato per dare forma a un momento pubblico capace di valorizzare davvero il protagonismo dei giovani.
L’obiettivo non era semplicemente premiare, ma creare uno spazio autentico di incontro, in cui ragazze e ragazzi potessero presentare i propri elaborati, confrontarsi tra loro e condividere i percorsi che li hanno condotti a riflettere su una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea.
Questo spazio ha preso forma il 12 maggio presso l’Istituto superiore B. Cellini di Firenze, rappresentato dalla professoressa Daniela Sarrocchi, che ha accolto con grande disponibilità le sei classi selezionate — due per ciascun ciclo scolastico — i cui lavori sono stati inviati a Roma per la valutazione della commissione nazionale.
Organizzata con cura e visione innovativa dalla referente per la Didattica della Shoah e l’Educazione Civica dell’Usr Toscana, Silvia Alessandra Sangiovanni, la giornata si è rivelata un’occasione rara di scambio e reciprocità tra studenti e docenti provenienti da diverse scuole del territorio. Un’esperienza capace di rafforzare la consapevolezza di quanto sia necessario continuare a costruire, insieme ai giovani, percorsi di memoria attiva, in cui possano trovare spazio le loro domande e il messaggio che sentono urgente trasmettere oggi.
L’iniziativa si distingue anche a livello nazionale: l’Usr Toscana è tra i pochi a promuovere un momento così strutturato di restituzione e condivisione regionale. Una scelta che testimonia una sensibilità educativa e civile, capace di tradurre i valori della memoria in pratiche vive e partecipate, contribuendo a rafforzare lo spirito democratico e la coscienza civica della comunità.
Fondamentale è stato anche il contributo della scuola ospitante, che ha saputo creare un clima accogliente e collaborativo, favorendo una partecipazione attiva e coinvolgente. L’organizzazione della giornata, caratterizzata da momenti interattivi, ha restituito un forte senso di comunità e ha evidenziato la dimensione trasversale e verticale di questi temi, capaci di parlare a tutte le età e a tutti i livelli scolastici.
A dispetto di chi ritiene che sulla Shoah “sia già stato detto tutto”, questa esperienza dimostra il contrario: ogni generazione ha ancora molto da comprendere, raccontare e testimoniare. E vedere i lavori attraverso le parole e gli sguardi degli studenti restituisce una profondità e un’intensità che nessun racconto indiretto può offrire.
Dopo i saluti istituzionali — con la partecipazione del sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana e Alfiere della Repubblica Italiana, Bernard Dika, insieme a Ugo Caffaz, già dirigente della Regione Toscana e ideatore del progetto del Treno della Memoria, primo in Italia — le classi hanno posto domande agli esperti, dando vita a un dialogo diretto e partecipato. Il primo confronto è stato tra IC Tozzi – Scuola primaria Mencarelli- Chianciano Terme (Si) e Eitan Gean, studente di Scienze Politiche che ha svolto un seminario di formazione allo Yad Vashem, che ha colpito per la sua preparazione e sensibilità. Rispondendo alle domande sulla percezione della Shoah tra i giovani di oggi e di ieri, ha sottolineato il valore della responsabilità individuale e la necessità di contrastare ogni forma di indifferenza. Mentre alla domanda dell’IC Anna Maria Luisa de’Medici di Calenzano, su quali possono essere le differenze sulla percezione della Shoah tra i giovani di oggi e i coetanei dell’epoca, ha risposto sottolineando il valore della responsabilità individuale e la necessità di contrastare ogni forma di indifferenza.
Interrogato dagli studenti dell’IC Bartolena di Livorno, sulla visione della Shoah nella sua generazione, Caffaz ha richiamato i grandi insegnamenti di Primo Levi, ma anche i dilemmi e le complessità che ancora oggi accompagnano lo studio di questo evento.
Particolarmente stimolante è stato l’intervento di Marco Caviglia, storico e responsabile della didattica presso la Fondazione Museo della Shoah di Roma che, alla domanda degli studenti dell’ISIS di Follonica, ha proposto agli studenti l’analisi di due brevi testimonianze presentate da prospettive differenti. Il confronto che ne è scaturito ha mostrato come anche pochi minuti di racconto, se ben contestualizzati, possano aprire percorsi di riflessione e conoscenza profondi.
A chiudere il ciclo dei dialoghi è stata Marta Baiardi, ricercatrice dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, che ha tracciato con grande chiarezza la complessità storica della Shoah, collegandola ad altri eventi di distruzione di intere comunità e ricordando come forme di violenza estrema non appartengano solo al passato. Il suo intervento ha rappresentato un forte invito a mantenere uno sguardo critico e consapevole, capace di resistere ai processi di disumanizzazione.
Le conclusioni sono state affidate a chi scrive, docente di Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze e direttrice del Corso Post-Accademico in Didattica per la Shoah; con emozione ho espresso gratitudine per il lavoro svolto dalla dottoressa Sangiovanni e per la qualità dell’accoglienza dell’istituto ospitante. Ma soprattutto ho ringraziato studenti, studentesse, docenti e dirigenti per il contributo offerto: un’esperienza condivisa che ha lasciato tutti più consapevoli, più responsabili e profondamente arricchiti nel loro impegno educativo e civile.
Silvia Guetta
(Nell’immagine Eitan Gean e Silvia Alessandra Sangiovanni)