ISRAELE – Al Ben Gurion di Tel Aviv tornano i grandi vettori europei

Ben Gurion

A ventiquattr’ore dall’aggiornamento dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), che ha attenuato la raccomandazione di evitare lo spazio aereo israeliano declassando il livello di rischio, il gruppo Lufthansa ha annunciato la ripresa graduale dei voli da e per l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. «La decisione è stata presa dopo una valutazione approfondita della sicurezza», si legge nella nota del gruppo tedesco, che comprende Lufthansa, Swiss, Austrian Airlines, Brussels Airlines ed Eurowings. Il calendario è scaglionato: dal 1° giugno riprenderanno Austrian Airlines e Lufthansa Cargo; dal 1° luglio è previsto il ritorno di Lufthansa e Swiss; a metà luglio toccherà a Eurowings. Brussels Airlines resterà ferma fino al 24 ottobre. Tra le compagnie che hanno già ripreso a operare ci sono Etihad, flydubai, Ethiopian Airlines e Aegean Airlines. Restano sospesi i voli, tra gli altri, di Wizz Air fino al 26 maggio, Air France e KLM fino al 27 maggio e di ITA Airways fino al 31 maggio. Assenti anche le due principali low cost europee: Ryanair, ferma già prima del conflitto per una disputa con l’aeroporto Ben Gurion sulla disponibilità del Terminal 1, ed EasyJet, che non ha ancora annunciato una data di ripresa dopo la sospensione seguita alla guerra con l’Iran.

L’Ue e le sanzioni
Sul piano politico-diplomatico, il dibattito in Europa sui rapporti con Israele non si esaurisce con le sanzioni approvate lunedì dai ministri degli Esteri dell’Ue contro il movimento terroristico di Hamas e alcuni «coloni israeliani violenti in Cisgiordania». Secondo fonti citate da Ynet, la Spagna, insieme ad altri paesi membri tra cui l’Irlanda, avrebbe voluto estendere le misure e sanzionare i ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, ma la proposta non ha trovato il consenso unanime necessario. Un alto diplomatico europeo ha spiegato ai media israeliani che ogni misura si basa su un «dossier di prove» esaminato dai consulenti legali dell’Ue, e che chiunque sia colpito dalle sanzioni potrà ricorrere in tribunale.

In Libano
Sul terreno, il capo di stato maggiore delle Idf, Eyal Zamir, in visita in Cisgiordania, ha lanciato un messaggio inequivocabile: «La campagna non è finita. Le Idf sono pronte a riprendere i combattimenti se necessario e mantengono costante prontezza operativa in difesa e in attacco, dalla Giudea e Samaria fino a Teheran». Ma i media israeliani raccontano di un fronte libanese sempre più logorante. Dopo aver ridotto la minaccia anticarro nel sud del Libano, i soldati di Tsahal si trovano a fronteggiare una nuova insidia: i droni esplosivi di Hezbollah, capaci di colpire a decine di chilometri di distanza e difficili da individuare e intercettare. I militari sul terreno riferiscono di accorgersi della presenza di un drone solo pochi secondi prima dell’impatto: è quanto è accaduto il 10 maggio al maresciallo riservista Alexander Glovanyov, 47 anni, ucciso da un drone esplosivo di Hezbollah nel nord di Israele. Il ministero della Difesa, riporta l’emittente Kan, ha esaminato oltre cento proposte di contromisure e sta lavorando per distribuire nuovi sistemi di rilevamento alle unità nel sud del Libano.

A Gaza
«La guerra probabilmente riprenderà perché Hamas non è stato disarmato». È l’avvertimento rivolto dal tenente colonnello Omri Mashiah, comandante della brigata settentrionale della divisione Gaza, nel fine settimana ai responsabili della sicurezza delle comunità vicine alla Striscia di Gaza. Lo riferisce Ynet citando partecipanti al sopralluogo condotto dall’ufficiale delle Idf. «Non abbiamo rimosso la minaccia, non abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati», avrebbe dichiarato Mashiah, aggiungendo che i comandanti sul campo ritengono necessario riprendere i combattimenti. «Alla fine non è una nostra decisione; è una decisione a livello politico», ha precisato.