SPORT – Il successo del JSC: l’armonia nella competizione
Domenica 26 aprile, a Firenze, si è inaugurata la prima tappa dello Jewish Sport Contest (JSC), giunto alla sua terza edizione. Promosso dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane insieme a Maccabi Italia e alla Comunità ebraica fiorentina, il torneo ha riunito oltre 70 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, arrivati da Firenze, Livorno, Pisa, Roma, Milano, Torino, Padova e Trieste. Le squadre si sono misurate in diverse discipline sportive, in un’esperienza che va oltre la competizione, uno spazio pensato per contrastare il bullismo e favorire incontro, relazione e crescita condivisa tra i giovani.
«In questo progetto lo sport è solo il punto di partenza: l’obiettivo è creare uno spazio in cui i ragazzi possano conoscersi davvero, costruire relazioni e riconoscersi parte di una stessa comunità», ha sottolineato la consigliera UCEI Sabrina Coen.
Fin dalle prime ore si è percepita un’energia fatta di prime volte, sguardi curiosi ed esitazioni che, poco a poco, lasciavano spazio alla confidenza. Le partite di calcio, pallavolo e padel sono diventate presto solo una parte del racconto. Tra una gara e l’altra prendeva forma qualcosa di più silenzioso ma più profondo. I ragazzi si cercavano, si riconoscevano, iniziavano a sentirsi meno estranei gli uni agli altri.
In questo contesto, il fair play ha trovato la sua espressione più autentica. Non era una regola imposta, ma un atteggiamento scelto, fatto di rispetto per l’avversario, attenzione nei gesti, capacità di vincere senza escludere e di perdere senza chiudersi. Un modo di stare insieme che rappresenta il cuore del progetto.
Determinante è stato anche il ruolo della tifoseria, capace di sostenere senza mai oltrepassare il limite e di trasformare il tifo in partecipazione, non in contrapposizione. Il campo si è così allargato, diventando non solo spazio di gioco, ma luogo condiviso in cui ciascuno ha trovato il proprio posto all’interno di una kehillah, una comunità viva. «È stato sicuramente un piacere per gli occhi e per il cuore vedere così tanti ragazzi insieme, uniti con un unico obiettivo: divertirsi. La cosa che più mi ha colpito è stata la loro felicità, genuina e contagiosa, evidente in ogni momento della giornata», ha commentato in un nota il Maccabi Italia.
Alla fine della giornata, ciò che resta non è il punteggio, ma ciò che non si misura: le risate, i nomi imparati, i contatti scambiati, la naturalezza con cui ci si promette di rivedersi. «È stato uno di quegli eventi in cui ti rendi conto che non è solo sport: è partecipazione, energia e gente che si mette in gioco davvero. E quando succede, si crea qualcosa che va oltre tutto il resto», ha osservato Samuel Habib.
«Vedere ragazzi provenienti da comunità diverse creare legami così spontanei attraverso lo sport è stato il segnale più bello del lavoro svolto. Il JSC continua a dimostrare quanto sia importante offrire ai giovani spazi sani, inclusivi e partecipativi in cui possano sentirsi accolti e parte attiva della vita comunitaria», ha concluso Genny Di Consiglio, coordinatrice dell’Ufficio Giovani Nazionale.
Piccoli segni di qualcosa che continua, anche dopo. È qui che il JSC rivela il suo significato più profondo, nello sport che diventa linguaggio comune e occasione per sentirsi parte di qualcosa che unisce, accoglie e resta.
Sara Menascì