LIBRI – Si parla di ghetto nella città senza ghetto

È proprio Livorno, città senza ghetto per antonomasia, a ospitare questo pomeriggio la prima presentazione di un libro che parla proprio di un “serraglio degli ebrei”. Si tratta de Il ghetto di Roma. Storia di una comunità ebraica (ed. Carocci) di Serena Di Nepi, docente di Storia moderna alla Sapienza Università di Roma e autrice di vari saggi dedicati alle minoranze religiose e in particolare alle vicende ebraiche nel periodo del claustrum hebreorum, iniziato per gli ebrei romani con la bolla papalina Cum nimis absurdum del 1555 e conclusosi nel 1870 con la Breccia di Porta Pia. Se ne parlerà a partire dalle 17.30 nei locali della Yeshivà Marini di via Micali, su iniziativa della Comunità ebraica livornese. Durante l’evento verrà approfondita la storia degli ebrei in Italia e, con l’occasione di Yom Yerushalaim, la giornata che celebra la riunificazione di Gerusalemme nel giugno del 1967, si evidenzieranno i legami ebraici tra Roma, Livorno e la capitale d’Israele.
Tornando a Di Nepi, una leggenda familiare narra di una prozia adolescente uscita dal ghetto all’alba del 20 settembre 1870 per andare a vedere che cosa stesse succedendo in città e rientrata tutta allegra la mattina successiva, accolta da un padre «furibondo, spaventato e insonne» nella piazza centrale di quello che non era già più il “serraglio”. Quella prima notte di libertà fu l’emblema di una svolta, un appuntamento con la storia: gli ebrei romani erano finalmente affrancati dalla morsa della Chiesa e padroni del loro destino. Ma come era stato possibile sopravvivere fino ad allora? E in che modo gli ebrei erano stati “Comunità” durante i tre secoli della loro alienazione dal resto della società, affrontando prove esistenziali e resistendo a varie onde d’urto conversionistiche? Il libro affronta questo e altri temi. Materia di studio e interesse specialistico, certo, ma anche storia di famiglia e spazio “vivo” in cui elaborare le sfide del presente anche alla luce dei tragici fatti qui avvenuti nel Novecento, dal rastrellamento nazifascista del 16 ottobre 1943 all’attentato palestinese al Tempio Maggiore del 9 ottobre 1982, ferite ancora aperte in un quartiere in cui si addensa «un ventaglio di ricordi e sentimenti comuni» alla base di un richiamo che «affonda le sue radici nell’intimo e che fa sì che quella sia la casa in cui rivedersi per affrontare insieme gli eventi». Di Nepi ripercorre cronologicamente la storia del ghetto, le “ragioni” teologiche che spinsero la Chiesa verso questa misura coercitiva, le istituzioni con cui la società ebraica decise di rappresentarsi, le pratiche della vita quotidiana e i complessi sistemi di relazione tra ebrei e cristiani ed ebrei al loro interno tra «momenti più e meno difficili, regole vessatorie imposte dall’esterno, negoziazioni e soluzioni, spesso creative, per attenuarle o aggirarle».