PADOVA – Tullio Terni, lo scienziato e il caso storiografico
Il 25 aprile del 1945 l’Italia festeggiava la liberazione dal nazifascismo. Il 25 aprile dell’anno successivo, lo scienziato e accademico ebreo Tullio Terni si toglieva la vita con una fiala di cianuro. L’Accademia dei Lincei aveva da poco emesso un verdetto di epurazione a suo carico per via dell’iniziale adesione al fascismo e così Terni si era ritrovato una nuova volta ai margini, messo al bando da un tribunale antifascista dopo che il fascismo l’aveva cacciato dal suo mondo, privandolo dell’insegnamento, al momento della promulgazione delle leggi razziste. Di questa vicenda, al centro del libro Il professore ebreo perseguitato due volte. Tullio Terni e l’ipocrisia italiana (ed. La nave di Teseo) di Pierluigi Battista, si parlerà venerdì pomeriggio a Padova nel corso del seminario di studio “Tullio Terni, a 80 anni dalla scomparsa: lo scienziato e il caso storiografico” organizzato dall’Università degli studi locale, con il coinvolgimento tra gli altri della Comunità ebraica.
Padova fu una città chiave nella vita di Terni: qui fu direttore dell’istituto di anatomia e neurocardioanatomista, affermandosi come uno dei padri della moderna embriologia. Anche questo aspetto verrà affrontato nel corso del seminario, ricordando i traguardi raggiunti in molti ambiti, il centro di ricerca di livello internazionale di cui fu il promotore e il rapporto instaurato con i suoi allievi. «Questo convegno corona la rivalutazione scientifica e umana dell’operato di mio nonno, del quale alla famiglia purtroppo è rimasto pochissimo a causa delle leggi razziste», sottolinea la nipote Lisa Baligioni. «La sua persona è ammantata dell’oscurità e con questo convegno verrà riportata alla luce», aggiunge Baligioni. L’incontro è in programma a partire dalle 14.15 nell’aula Falloppio di Anatomia umana normale, presieduto dal professor Raffaele De Caro. Prenderanno parte al confronto anche alcuni storici, da Michele Sarfatti (“Arianizzazione, accertamento razza, discriminazione: le tre vie per evitare o ridurre la persecuzione antiebraica del fascismo italiano”) ad Annalisa Capristo (“Le reazioni del mondo accademico italiano all’espulsione dei colleghi ebrei nel 1938 e alla loro reintegrazione postbellica”). Concluderà i lavori un intervento di rav Adolfo Locci, rabbino capo di Padova.
(Nell’immagine: lo studio di Terni a Padova)