SALONE DEL LIBRO – I viaggi americani di Israel Joshua Singer

È noto come Isaac Bashevis Singer, Premio Nobel per la Letteratura nel 1978, considerasse suo fratello Israel Joshua lo scrittore migliore in famiglia.
Un talento espressosi solo in parte per via della prematura morte avvenuta all’età di 51 anni, nel 1944, a causa di una trombosi. L’autore di capolavori della letteratura del Novecento come I fratelli Ashkenazi e La famiglia Karnowski esalò l’ultimo respiro a New York, la città “scoperta” nel 1932 per un adattamento teatrale di Yoshe Kalb e nella quale era definitivamente emigrato nel 1934, lasciandosi alle spalle un’Europa e una Polonia sempre più vicine al baratro.
Viaggi in America, una prima edizione mondiale di Giuntina, raccoglie i reportage scritti da Israel Joshua Singer tra 1932 e il 1941 e pubblicati in prima battuta sulle pagine del quotidiano yiddish Forverts. Lo sguardo spesso ironico e disincantato dell’autore si posa su tanti “tipi” (ebraici e non) che incontra dalla Grande Mela alla California, percorrendo con entusiasmo un paese che diventa gradualmente sempre più “suo” e nel quale darà vita ad alcuni dei suoi libri più celebri.
Gli Usa non sono l’Eldorado, contraddizioni e fragilità emergono a più riprese nei suoi resoconti, eppure «l’America ha una strana caratteristica: non appena la si lascia si inizia subito a sentirne la mancanza», scrive nel gennaio del 1933, mentre con la nave è diretto verso le coste dell’Europa. Pochi mesi dopo da Varsavia inizierà a organizzarsi per tornare negli States, ma sarà costretto a rimandare la partenza a causa della tragica morte del figlio dodicenne Yasha. Dopo un breve soggiorno parigino Israel Joshua, la moglie Genye e il secondo figlio Yosef arriveranno a New York nel marzo del 1934. Due anni dopo li raggiungerà il fratello Isaac.
C’è di tutto nelle cronache di Singer, tradotte e curate da Enrico Benella: Chinatown, i quartieri ebraici, Coney Island e persino le Catskill Mountains, “i monti degli ebrei” nello Stato di New York che qualcuno gli suggerisce di chiamare monte Gherizim «dal nome del monte citato nella Torah dove furono maledetti gli ebrei e dove venne condotto il capro espiatorio», perché «sono anch’essi una maledizione per i mariti che con i loro pochi ultimi “tollari” sono costretti a portarci in vacanza le moglie». Ma c’è anche la California con l’industria del cinema di Hollywood e i suoi “ebrei atipici” e pure gli “ebrei di provincia” che incontra nell’America rurale.
Il 18 maggio del 1934, Singer è cronista di un raduno di simpatizzanti nazisti al Madison Square Garden. Le sue parole suonano sinistramente profetiche: «Ogni volta che venivano menzionati gli ebrei, la folla urlava come bestie assetate di sangue. Ho visto un animale feroce che voleva mordere e divorare, ma gli era stata messa una museruola in bocca. Gli oratori hanno provato a presentarsi come pecorelle, ma la massa pareva un animale cattivo, che ringhia di rabbia perché gli è stata messa la museruola». Avvertiva Singer: «Dobbiamo sempre tenere sott’occhio questo animale con la museruola e lottare perché non se la strappi».

a.s.

(Viaggi in America sarà presentato domenica 17 maggio, alle 16.15, in Sala Malva: interverranno Roberto Festa e Shulim Vogelmann)