ROMA – Biblioteca Tullia Zevi, un progetto al femminile

È in svolgimento a Roma la quattordicesima edizione di Open House, festival cittadino dedicato all’architettura, al design e alla creatività con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio architettonico e culturale romano. Anche il mondo ebraico partecipa all’iniziativa, con alcune visite guidate al Tempio Maggiore inaugurato nel 1904 su progetto di Vincenzo Costa e Osvaldo Armanni e con una giornata a porte aperte alla Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano “Tullia Zevi”,
Fu proprio l’allora presidente Ucei, Tullia Zevi, a fondarla nel 1990 con l’obiettivo di riunire, tutelare e valorizzare il patrimonio culturale dell’ebraismo italiano, consapevole dell’importanza di un luogo dedicato. Da questa intuizione prenderà le mosse un ulteriore appuntamento del festival, “La Biblioteca Tullia Zevi: un progetto culturale al femminile”, in programma lunedì 18 maggio alle 18 con gli interventi dell’artista e scultrice Ariela Böhm, dell’archivista Keren Perugia e di Giorgio Segrè, componente di Giunta della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia con delega per la biblioteca. L’incontro sviluppa uno dei temi portanti di Open House, “progettare al femminile”, con l’intento di valorizzare esperienze di donne che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo di questo spazio, oggi “casa” per circa 25.000 volumi tra libri, manoscritti, opere rare e archivi di pregio.

Tra loro c’è la stessa Böhm, autrice della grande mezuzah in terracotta posta all’ingresso della biblioteca. «Ero una giovane artista, con formazione scientifica, priva di esperienza nella realizzazione di sculture di questa dimensione», racconta. «Tullia mi ha dato sia l’occasione che la fiducia per immaginare di progettare e realizzare un’opera così imponente». Allora Böhm lavorava con la ceramica Baku, «che ha degli ovvi limiti strutturali perché a causa della modalità di cottura, che prevede di estrarre il pezzo dal forno quando è alla sua massima temperatura (circa 950°C), non è possibile cuocere pezzi di grandi dimensioni perché si romperebbero per lo shock termico».
Quindi «ho dovuto immaginare un complesso assemblaggio di molti pezzi in ceramica su una base di legno: e questo è il risultato, la mia prima opera pubblica».
Nell’esecuzione del progetto, l’artista è stata in contatto sia con Zevi sia con l’architetto Viviana Campajola che seguiva i lavori di ristrutturazione dell’immobile. Il giorno dell’inaugurazione «ho poi saputo che Rita Levi-Montalcini avrebbe devoluto una parte del compenso del suo premio Nobel per la formazione dei giovani bibliotecari che si sarebbero occupati della biblioteca: decisamente la componente femminile ha avuto un ruolo da protagonista in tutta questa vicenda…».