LA POLEMICA – Emanuele Calò: Un accanimento globale

Il New York Times, che gentilmente mi arriva via mail, accusa Israele di promuovere per via (diciamo) telematica i propri candidati, per accrescere la propria popolarità o – meglio – per combattere la propria impopolarità. Lo farebbe investendo risorse ingenti, ma comunque in modo lecito, ossia, senza il ricorso agli strumenti che usano i regimi totalitari per la guerra ibrida, ad esempio, per influenzare le elezioni nel Nord America.
Israele è: rubaterre, apartheid, genocidio, pulizia etnica. L’odio è stato sdoganato, e ora riguarda pure l’Eurovision. Non bisogna lasciare spazi agli israeliani: vanno marcati a uomo, inseguiti a vista, cacciati da ogni dove. Qualsiasi somiglianza col ’38 è casuale.

Ciò che non sembra tanto casuale è l’accanimento contro lo Stato ebraico, che meriterebbe la qualificazione di pandemia globale, di isteria collettiva. Si odia Israele negli stadi, nei concerti, nelle scuole. Intanto, la grande stampa – sono timidi – si guarda bene dal dire che Karim Kahn, pubblico ministero della Corte penale internazionale, ha dichiarato che l’accusa di genocidio non regge. Ma che volete che importi? È così bello dire che Israele è genocida, contro i pareri dei maggiori maître à penser italiani, come Ernesto Galli della Loggia e Luca Ricolfi.

Carlo Verdone raccontava che Alberto Sordi, vedendo le bizzarrie dei clienti di un ristorante, gli disse che per i comici il lavoro era diventato difficile, perché la realtà li superava. Forse lo stesso ragionamento sarebbe valso per Kafka.

Questo l’ho scritto prima dell’esito della kermesse musicale. Israele è arrivato secondo all’Eurovision e, sul Corriere della Sera, Andrea Laffranchi scrive: «La presenza di Israele ha azzoppato la manifestazione provocando il boicottaggio di cinque Paesi … per l’invasione di Gaza. Ci mancava che portassero una canzone brutta…». Su Moked del 26 febbraio 2026, avevo avanzato qualche obiezione all’intervista di Laffranchi ad Ermal Meta. Nel 2025 aveva scritto che la partecipazione di Israele «è stata divisiva anche in questa edizione». Soggiungo che anche Mosè, Gesù, Freud e Marx sono stati divisivi.

Emanuele Calò