LA RASSEGNA – Arte in Memoria con l’israeliana Littwitz e la polacca Romik
È alle porte una nuova edizione di Arte in Memoria, la biennale internazionale di arte contemporanea ideata e curata dalla critica e storica dell’arte Adachiara Zevi. L’iniziativa si svolgerà come di consueto nell’area in cui si trovano i resti della sinagoga di Ostia antica nel locale parco archeologico e sarà inaugurata domenica 24 maggio alle 11 alla presenza delle due artiste selezionate per la rassegna, con opere realizzate per il sito: si tratta dell’israeliana Ella Littwitz, nata nel 1982, autrice del lavoro For they have seen (y)our nakedness, e della sua collega polacca Natalia Romik, classe 1983, che firma Flickering architecture.
L’opera di Littwitz guarda allo spazio dell’Arca Santa della sinagoga ostiense, realizzata in un secondo momento rispetto all’epoca in cui vide la luce quella è considerata la più antica sinagoga d’Occidente. L’arca le appare «estranea» rispetto al luogo e per quanto «cerchi di creare un legame» con Gerusalemme, verso cui è rivolta, «apre la strada a interrogativi sulla natura di questo “centro” e sulla capacità di preservarne lo spirito nel mondo odierno, alla luce degli eventi degli ultimi anni». L’artista, nota per le sue indagini sui paesaggi politici, sociali e culturali del suo Paese, denuncia una perdita di moralità, ma vede comunque nell’orientamento verso Gerusalemme «una volontà di Tikkun, una rinnovata ricerca di appartenenza e di comunione con l’ebraismo, con Gerusalemme e con Israele».
Il progetto di Romik, che ha conseguito un dottorato di ricerca presso la Bartlett School of Architecture dell’University College di Londra con una tesi dal titolo “Post-Jewish Architecture of Memory within Former Eastern European Shtetls”, si presenta come una serie di candele di cera d’api nera recanti le impronte delle rovine di Varsavia dopo la devastazione nazista. L’idea è di trasmettere «la fragile vita della memoria, che oscilla tra erosione e conservazione, tra scomparsa e accudimento». Per Romik, la memoria, come una fiamma, sopravvive solo grazie all’attenzione di chi la mantiene viva e «proprio come le candele si sciolgono lentamente» mentre bruciano, anche l’architettura può svanire e lasciare spazio «alla lunga, silenziosa ma inesorabile forza dell’oblio». La dodicesima edizione di Arte in Memoria, promossa dal ministero della Cultura con patrocinio tra gli altri dell’Ucei, si aprirà alle 11 con gli interventi del direttore del Parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, dello storico dell’arte Francesco Spina e naturalmente di Zevi. Del rapporto tra arte e memoria Zevi parla anche nel libro Artisti e architetti alla prova dello spazio (ed. Donzelli). Il volume, che indaga «soluzioni originali alla annosa diatriba tra artisti e architetti», sarà presentato giovedì 21 maggio alle 17 al Metropolitano Urban Center di Roma.
a.s.