VIOLENZE SULLE DONNE – Adei: «Leggere e diffondere la verità sui crimini del 7 ottobre»

280 pagine che non lasciano scampo alla negazione. Si chiama Silenced No More. Sexual Terror Unveiled: The Untold Atrocities of October 7 and Against Hostages in Captivity ed è il rapporto più completo e rigoroso finora prodotto sui crimini sessuali commessi da Hamas il 7 ottobre 2023 e durante i mesi di prigionia degli ostaggi. Lo ha redatto la Commissione Civile sui Crimini di Hamas contro donne e bambini, organizzazione no-profit indipendente fondata e presieduta da Cochav Elkayam-Levy, giurista esperta di diritto internazionale e premio Israele 2024. «Questo rapporto è particolarmente importante perché raccoglie, verifica e analizza in modo sistematico le prove delle violenze sessuali e di genere durante gli attacchi e la prigionia, avvalendosi di un archivio sui crimini di guerra appositamente creato in modo indipendente», spiega l’Adei Wizo, l’associazione delle donne ebree italiane, lanciando un appello di leggere e diffondere il documento perché «di fronte al coraggio dei testimoni abbiamo il dovere di raccontare la verità».

I crimini documentati
Il rapporto è il frutto di due anni di lavoro ininterrotto. Il team di esperti ha analizzato oltre 10mila fotografie e sequenze video, per un totale di più di 1.800 ore cumulative di analisi visiva, raccolto e trascritto oltre 430 testimonianze formali e informali di sopravvissuti, ostaggi liberati, familiari delle vittime, soccorritori, personale medico ed esperti. I materiali sono stati classificati, codificati e georeferenziati, confluendo in un archivio dedicato sui crimini di guerra che costituirà una base probatoria solida per eventuali procedimenti giudiziari. Le vittime documentate rappresentano 52 nazionalità diverse, a sottolineare la portata internazionale di quanto accaduto.
La Commissione ha identificato 13 schemi ricorrenti di violenza sessuale e di genere, ripetuti in modo coerente attraverso siti geografici diversi e in fasi successive dell’attacco: dal festival musicale Nova e dai kibbutzim, passando per le strade e i rifugi, fino alle basi militari. Gli schemi documentati comprendono stupri, torture, esecuzioni, vilipendio dei corpi. Violenze a cui si aggiunge la sistematica esposizione pubblica dei corpi delle donne, il rapimento di madri con i loro bambini, le minacce di matrimonio forzato, le violenze sessuali inflitte anche a ragazzi e uomini.
I crimini non si sono fermati con l’attacco del 7 ottobre. «Le forme estreme di violenza sessuale e di genere sono proseguite contro gli ostaggi in cattività per periodi prolungati, inflitte sia a donne che a uomini», si legge nelle conclusioni della Commissione. Coloro che sono sopravvissuti, e coloro che hanno assistito a questi crimini, riportano gravi e durature lesioni fisiche e psicologiche.

I media come arma
Un ruolo centrale ha avuto anche l’uso deliberato dei media digitali come arma. I perpetratori hanno filmato e diffuso in tempo reale gli atti di abuso, umiliazione e uccisione, servendosi dei profili social e dei dispositivi personali delle vittime stesse per amplificare il terrore psicologico. In numerosi casi documentati, i familiari hanno appreso la sorte dei propri cari attraverso immagini e video distribuiti dai terroristi. «La visibilità stessa è diventata un’arma», sottolinea la presidente della Commissione.
Le conclusioni giuridiche del rapporto sono nette: le violenze documentate configurano crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti genocidi ai sensi del diritto internazionale. Il report indica una tabella di marcia per la persecuzione penale dei responsabili, richiedendo organi inquirenti specializzati e strumenti giuridici adeguati per giudicare i crimini commessi.

L’appello dell’Adei Wizo
Per Susanna Sciaky, presidente nazionale dell’Adei Wizo, leggere questo rapporto è un dovere che non ammette deroghe, per quanto doloroso. «Fa male al cuore ogni volta rimettere le mani dentro a quel giorno, rileggere le violenze dei terroristi palestinesi del 7 ottobre. Ma è un obbligo che abbiamo, perché molti dimenticano o continuano a far finta di niente. È un dolore senza fine, ma è nostro dovere continuare a parlarne, a raccontare, a condividere, a saperne sempre di più. Per questo invito tutti a leggere e divulgare questo report».