ISRAELE – Hezbollah uccide soldato delle Idf

Sa'ar contro Ben Gvir: Tu non rappresenti il Paese

Martedì mattina, intorno alle 9:45, nel villaggio di Qouza, nel sud del Libano, un terrorista di Hezbollah si è appostato in una zona adiacente a una chiesa e ha aperto il fuoco sulle forze israeliane che operavano fuori dal complesso. Nello scontro è stato ucciso il maggiore in congedo Itamar Sapir, 27 anni, vicecomandante di compagnia nel battaglione 7008 della brigata “Hatzi HaEsh” (551), originario dell’insediamento di Eli in Cisgiordania. Il terrorista è poi fuggito e le forze israeliane hanno avviato una caccia all’uomo.
Cresciuto nell’insediamento di Eli, in Cisgiordania, Sapir è stato sepolto mercoledì nel cimitero militare di Ra’anana. «Amore mio, ti ho chiamato dopo che mi avevano comunicato la tua morte perché ero sicura non fosse vero. Sono circondata da persone, ma sono senza di te, e allora che senso ha tutto questo? Con te tutto era possibile», ha affermato la vedova Roee, dando l’ultimo saluto al marito. «Grazie Itamar per questi anni così belli insieme. Grazie per nostro figlio Maayan. Eri un padre infinitamente amorevole».
Sapir è l’ottavo soldato israeliano caduto nel sud del Libano dall’inizio del cessate il fuoco del 16 aprile siglato da Usa e Iran, il ventunesimo dall’escalation delle ostilità con Hezbollah seguita alla guerra contro il regime iraniano. Una tregua che regge, mentre la guerra di attrito va avanti. Venerdì scorso era caduto il capitano Maoz Israel Rekanti, 24 anni, ucciso dall’esplosione di un drone kamikaze nei pressi del fiume Litani. Nelle ultime 48 ore le Idf hanno colpito oltre 25 infrastrutture di Hezbollah, tra depositi di armi, centri di comando e lanciarazzi, e attaccato terroristi presenti nella zona della Cresta Cristofani, a nord del Monte Hermon. «Chiunque si trovi vicino a operativi, strutture o equipaggiamento di Hezbollah mette a rischio la propria vita», ha dichiarato il portavoce, il colonnello Avichay Adraee.

La Knesset verso lo scioglimento
Mentre il conflitto al nord continua, a Gerusalemme la legislatura si avvia verso una conclusione anticipata. Mercoledì il parlamento israeliano ha votato in prima lettura il disegno di legge per il proprio scioglimento: 110 favorevoli, 0 contrari. La crisi è scoppiata dopo che il partito haredi Yahadut HaTora ha ritirato il sostegno alla coalizione guidata dal premier Benjamin Netanyahu per la mancata approvazione della legge sull’esenzione dalla leva per gli studenti delle scuole religiose. Il governo ha una sua proposta di legge, firmata dal deputato Boaz Bismuth, discussa in commissione quasi in parallelo al voto sullo scioglimento, ma contestata anche da membri dello stesso Likud, il partito di Netanyahu, e respinta dai partiti haredi.
Nel dibattito in commissione, un rappresentante dell’esercito ha dichiarato che alle Idf mancano circa 12.000 soldati, di cui 7.500 combattenti. «Presto arriveremo a 80-90 mila renitenti alla leva», ha avvertito il generale di brigata Shay Taib. «È un problema normativo e legale che va risolto». Per il deputato del Likud, Yuli Edelstein, ex presidente della Commissione Esteri e Difesa, l’attuale norma non risponde a questa esigenza. Ancor più dure le opposizioni: l’ex capo di stato maggiore e leader del partito centrista Yashar, Gadi Eisenkot, ha accusato il governo di «usare la sicurezza dello Stato e i soldati per la propria sopravvivenza politica», definendo la proposta «una legge di evasione militare».

Lo scontro su Ben Gvir
Oltre allo scontro interno, Gerusalemme deve fare i conti con le polemiche suscitate da un video diffuso mercoledì dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, ripreso mentre prendeva in giro gli attivisti della flottiglia diretta a Gaza, fermati da Israele in acque internazionali e condotti al porto di Ashdod. «Le immagini del ministro Ben Gvir sono inaccettabili», hanno dichiarato dall’Italia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a un trattamento lesivo della dignità della persona». Roma ha chiesto la liberazione immediata dei connazionali coinvolti e preteso scuse ufficiali da Israele. La Farnesina ha convocato l’ambasciatore israeliano per chiarimenti formali. Le critiche sono arrivate anche dall’interno del governo di Gerusalemme: il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha attaccato il collega. «Hai deliberatamente causato danni allo Stato con questo spettacolo vergognoso. Hai mandato in fumo enormi sforzi di soldati, diplomatici e funzionari. Tu non sei il volto di Israele». Ben Gvir ha replicato: «Ci si aspetta che il ministro degli Esteri capisca che Israele ha smesso di essere lo zimbello di tutti».