MEMORIA – Maria Cristina e Domingo, il coraggio di due nuovi Giusti
Misero a rischio la propria vita per salvare quella di una famiglia di ebrei perseguitati, i triestini Pollitzer. Lo fecero senza chiedere nulla in cambio, mossi soltanto da sentimenti di amicizia e solidarietà. Per questa ragione Maria Cristina Bezzi Scali, vedova di Guglielmo Marconi, e Domingo De Las Bàrcenas Y Lopez-Mollinedo, ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, sono entrati a far parte dell’elenco dei “Giusti tra le Nazioni” dello Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme.
La cerimonia di attribuzione dell’onorificenza si è svolta mercoledì mattina nei locali della Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano, organizzata dall’ambasciata d’Israele a Roma insieme all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane con l’intervento tra gli altri dell’ambasciatore israeliano Jonathan Peled, della presidente Ucei Livia Ottolenghi e della vicepresidente della Comunità ebraica romana Carola Funaro. Hanno ricevuto il riconoscimento da una parte la figlia di Maria Cristina, Elettra, assieme al di lei figlio Guglielmo, e dall’altra, giunto dalla Spagna, il nipote del diplomatico, Bruno De Las Bàrcenas.
Renato Pollitzer era uno stimato medico e con la moglie Nora si era trasferito da Trieste a Roma, dove sarebbe poi nata la figlia Chiarella, ancora in vita. Come è stato illustrato nel corso della cerimonia, condotta dal giornalista Tommaso Giuntella, tra i clienti di Pollitzer c’erano i componenti della famiglia Bezzi Scali, «con cui si era instaurato un legame che andava oltre il rapporto professionale». Dopo la promulgazione delle leggi razziste, la famiglia riuscì a procurarsi certificati di battesimo che permisero a Pollitzer di continuare a esercitare. Ma l’8 settembre 1943, con l’ingresso dell’esercito tedesco a Roma, la situazione precipitò e all’alba del 16 ottobre, il “sabato nero” degli ebrei romani, un’amica li svegliò appena in tempo: i Pollitzer fuggirono così dalla loro abitazione in viale Liegi e mentre Chiarella fu affidata alla famiglia dell’ambasciatore spagnolo, Renato e Nora trovarono rifugio nel palazzo della marchesa Bezzi Scali. A dicembre decisero quindi di rientrare nella loro casa per ricongiungersi alla figlia e qui godettero della protezione di due figure rimaste anonime: il portiere dello stabile e un ufficiale di polizia.

«I Giusti sono persone che hanno avuto il coraggio di scegliere il bene, quando era più facile voltarsi dall’altra parte», ha dichiarato Peled. Per l’ambasciatore la storia resta attuale «davanti a un antisemitismo che non più essere sottovalutato» e che «non riguarda solo gli ebrei, perché la storia ci insegna che l’odio verso gli ebrei è sempre il segnale di qualcosa di più grande e pericoloso». Per Ottolenghi, «le storie dei Giusti rappresentano, oggi più che mai, un esempio di straordinario coraggio civile e umano» e cerimonie come questa sono «occasioni di riflessioni importanti sul coraggio di scelte non scontate». Per Funaro, «davanti al male non basta non odiare, l’indifferenza è già una presa di posizione» e la questione resta di assoluta centralità in un presente «in cui l’odio antiebraico torna a manifestarsi con forza». Sono poi intervenuti i discendenti dei salvatori. «Sono commossa di essere qui tra voi. Ho dei ricordi bellissimi del professor Pollitzer», ha esordito Elettra Marconi. «Mi ricordo quel periodo come se fosse ieri, era molto difficile e pericoloso. Mia madre è sempre stata una donna dolce e sorridente, ma con un carattere forte. L’amicizia con i Pollitzer è stata importante nella vita di tutti i noi». Anche il figlio Guglielmo ha evidenziato questo aspetto, come pure «i silenzi di mia nonna, che non parlava spesso di quell’epoca». Ha preso la parola, infine, Bruno De Las Bàrcenas: «Non conoscevamo ciò che ha fatto mio nonno, in famiglia ne siamo orgogliosi».
La cerimonia è stata accompagnata dal violino di Marco Valabrega e conclusa da un saluto di Maurizio Gasparri, neo presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato.
a.s.