POESIA – Albert Ehrenstein, una voce da riscoprire

Per Elena

Il Canto del Pellegrino

Qual canne al vento, ondeggiano, gli amici:

E hanno il cuore sulle loro labbra

E la castità, questa è a loro ignota.

Come vorrei danzar sul loro capo…

E tu, tu la giovine donna che io amo

Anima scelta tra l’ anime tutte

Tu sei eletta, sei figlia della luce

Mai e poi mai hai rivolto a me il tuo sguardo,

Né il grembo tuo è stato mai per me pronto:

Il mio cuore è ora cenere, è bruciato.

Conosco solo le zanne dei cani

“Vico-del-vento-in-faccia” è la mia strada

Un tetto di paglia sulla mia testa

Mentre ride la muffa sopra i muri

Le crepe tutte s’empiono di pioggia.

“Ucciditi!” mi dice il mio coltello.

Mentre giaccio riverso nella mota

In alto sopra me, sulle carrozze,

Sull’arcobaleno di luna i miei nemici.

In qualche modo la figura di Ehrenstein riaffiora, come un inquietante relitto, nella letteratura del Novecento. Proprio sulle pagine di Moked Massimo Giuliani ne fece, nel 2018, indiretta menzione (“Machshevet Israel – Poesia, fondamento del mondo”, 15 Novembre 2018). Riporto qui il passo in questione: «Lo scrittore ungherese Sándor Márai racconta (in “Confessioni di un borghese”) dei suoi anni universitari a Lipsia nell’immediato post-prima guerra mondiale: ‘La mia lettura preferita era la poesia. E le mie tasche erano sempre piene di volumi di liriche, i cui autori sono poi scomparsi senza lasciare tracce nel deserto della letteratura. Chi ricorda ancora il nome di Albert Ehrenstein? (…) Per diverse settimane, al Cafè Merkur, cercai in qualche modo di tradurre alcune delle sue poesie. Il nome di Franz Kafka era quasi sconosciuto in Germania. I delicati acquarelli di Else Lasker-Schüler vivono ancora oggi nella mia memoria come paesaggi greci intravisti in un sogno’.» Gli altri autori citati da Márai sono straordinariamente noti, ovviamente. Non così per Ehrenstein. Questo non è vero solo per l’Italia. Purtroppo anche nel mondo germanofobo questo poeta ebreo viennese – maestro di un pessimismo radicale e secco, che nel mondo austriaco donde proviene ha avuto l’indiscusso campione in Thomas Bernhard, quest’ultimo noto come si sa in tutto il mondo – sembra quasi sconosciuto. Eppure, ha avuto, post mortem, un’egregia edizione delle opere, anche questa però con un destino particolare, nel senso che in corso d’opera l’editore è cambiato. Curati da Hanni Mittelmann, in ogni caso, sono usciti cinque densi volumi, che comprendono le lettere (1), i racconti (2), le “poesie cinesi” (3), le poesie (4), e gli scritti e studi (5), in un’edizione che ha cominciato da essere pubblicata, col titolo diWerke, nel 1989, con l’ultimo volume uscito solo nel 2004. Ci si è accorti dunque di Ehrenstein a quarant’anni dalla morte, avvenuta in un ospizio per senzatetto di New York nel 1950. Albert aveva 64 anni, un miracolo sia riuscito ad arrivare a quell’età dopo una vita in miseria, dopo le ferite, fisiche e materiali, della Grande Guerra. Era nato a Vienna il 23 dicembre 1886. Da una famiglia povera, di ebrei aschenaziti piuttosto assimilati, ed aveva frequentato l’università, trovando però nella letteratura la sua dimensione di vita. Collabora con Karl Kraus, il grandissimo intellettuale dell’epoca, che lo stima molto. Con l’annessione del 1938, si apre per lui la via dell’esilio, e non poteva essere diversamente. Attraverso un percorso tanto terribile quanto comune per moltissimi, e non solo ebrei, transita dalla Svizzera agli Stati Uniti, passando dalla Francia da cui deve fuggire quando diventa nazista. Le sue ceneri saranno trasportate a Londra, grazie ad una colletta di amici. Eppure, le migliori penne del suo tempo lo elogeranno, da Georg Trakl, che riteneva che avesse scritto versi bellissimi (In Georg Trakl, Poesie, introduzione, traduzione e note di E. Pocar, Rizzoli, Milano, 1974, p. 157) a György Lukács (Breve storia della letteratura tedesca. Dal Settecento ad oggi, traduzione di C. Cases, Einaudi, Torino, 1972, p. 168) ma anche Stephan Zweig (Albert Ehrensteins Gedichte, in Rezensionen 1902–1939. Begegnungen mit Büchern. 1983), lo tenne in alta stima. Alcuni suoi scritti sono tradotti in francese e in inglese, ma questo campione dell’Espressionismo tedesco deve ancora avere un’attenzione sistematica, o quantomeno, una traduzione di una scelta delle sue poesie in italiano. Un ottimo viatico è il bel saggio che a Ehrenstein ha dedicato Karl-Markus Gauß (1954-), lo scrittore austriaco noto per le sue opere alla ricerca della presenza di piccole minoranze in pericolo di estinzione o già estinte nell’Europa contemporanea ( ad esempio in Die sterbenden Europäer. Unterwegs zu den Sepharden von Sarajevo, Gottscheer Deutschen, Arbëreshe, Sorben und Aromunen. Paul Zsolnay Verlag, Vienna 2001), e per l’attenzione verso aspetti culturali, e figure letterarie, soprattutto mitteleuropee, dimenticate per un motivo o per l’altro. Il libro in questione è Wann endet die Nacht. Über Albert Ehrenstein – ein Essay (Edition Moderne, Zurigo, 1986). Il titolo è preso da una bella poesia di Ehrenstein. Un’ottima scelta recente di sue poesie è Todrot. Eine Auswahl an Gedichten (Berlin, Hochroth, 2009). In Italia, tra altri che potrei non conoscere, ovviamente, ha dedicato una certa attenzione, di recente, a Ehrenstein, Serena Spazzarini, germanista docente all’Università di Genova, nel saggio “Le parole dei poeti. A. Ehrenstein, W. Hasenclever, W. Klemm, F. Werfel” (Quaderni di Palazzo Serra 28 (2015), 93-108), saggio che contiene anche la traduzione di due – bellissime – poesie di guerra di Ehrenberg. Ehrenberg infatti combatté, e venne gravemente ferito, nella Prima guerra mondiale.

Un poeta ebreo da riscoprire. Qui la mia traduzione in endecasillabi della prima poesia pubblicata da Ehrenberg, nella prestigiosa Die Fackel di Kraus, nel 1910, quando aveva 24 anni. L’esordio vero e proprio sarà però l’anno successivo, col racconto Tubutsch, illustrato da Oskar Kokoschka. Si trattava del suo esordio nella letteratura, in compagnia di amici e compagni di strada quali Else Lasker-Schüler, Gottfried Benn, Franz Werfel, che si ricorderanno sempre di lui. La stagione dell’Espressionismo tedesco non cessò, ma fu bruscamente interrotta dalla Prima guerra mondiale.

Da segnalare infine, per chi fosse interessato, che l’Archivio Ehrenstein è conservato in Israele, presso la National Library (ARC. Ms. Var. 306, Albert Ehrenstein Archive, Archives Dept, National Library of Israel, Jerusalem).

Qui sotto il testo tedesco della poesia da me tradotta:

Meine Freunde sind schwank wie Rohr,

Auf ihren Lippen sitzt ihr Herz,

Keuschheit kennen sie nicht;

Tanzen möchte ich auf ihren Häuptern.

Mädchen, das ich liebe,

Seele der Seelen du,

Auserwählte, Lichtgeschaffene,

Nie sahst du mich an,

Dein Schoß war nicht bereit,

Zu Asche brannte mein Herz.

 Ich kenne die Zähne der Hunde,

In der Wind-ins-Gesicht-Gasse wohne ich,

Ein Sieb-Dach ist über meinem Haupte,

Schimmel freut sich an den Wänden,

Gute Ritzen sind für den Regen da.

„Töte dich!” spricht mein Messer zu mir.

Im Kote liege ich;

Hoch über mir, in Karossen befahren

Meine Feinde den Mondregenbogen.

Albert Ehrenstein, Fotografia del 1917 dei Fratelli Brunel – Lugano. Open access NLI.

Paolo L. Bernardini