SORAGNA – Al museo ebraico inaugura la “stanza che mancava”

Alla sinagoga e al museo ebraico Fausto Levi di Soragna, gestito dalla Comunità di Parma, mancava finora una stanza. Non un ripostiglio, non un magazzino, ma «un deposito museale organizzato, scientificamente allestito per custodire e rendere accessibile il patrimonio che non trova posto nell’esposizione permanente». La “stanza che mancava”, così viene presentata dal museo stesso, sarà inaugurata domenica prossima con l’intento di farne uno spazio “vivo” di studio e ricerca aperto agli studiosi e, in alcune circostanza, anche al pubblico. È previsto l’intervento tra gli altri del sindaco della cittadina emiliano-romagnola, Marco Taccagni, dell’assessore comunale alla Cultura, Silvia Paroni, della direttrice del museo, Susanna Bondì, della restauratrice Francesca De Vita e della conservatrice Roberta Tonnarelli.
Il progetto, ci racconta Tonnarelli, nasce nel 2023 al momento del lancio da parte della Regione Emilia-Romagna di un corso sul metodo Re-Org per la conservazione e il restauro dei beni culturali al quale ha partecipato assieme a De Vita e a due studentesse dell’Istituto d’Arte Toschi di Parma che, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, le hanno affiancate in alcune operazioni. «Eravamo l’unico museo ebraico e in ragione della specificità dei beni conservati abbiamo dovuto sviluppare tecniche per gestire oggetti “vissuti” molto particolari, sperimentando modalità nuove», sottolinea Tonnarelli. A seguire il museo ha preso parte a un ulteriore progetto, della Rete Depositi Emilia-Romagna, che ha inserito Soragna «in un contesto più ampio di crescita e collaborazione» e in questo solco è ulteriormente maturata la necessità di tale stanza «per valorizzare l’invisibile che non si vede abitualmente, ma che ha un grande valore anche per il nostro museo». Inaugurato nel 1981 dall’allora presidente della Comunità ebraica di Parma, Fausto Levi, la cui famiglia era originaria di Soragna, il museo è parte dell’antico edificio contenente la sinagoga e custodisce le memorie di varie comunità del territorio scomparse tra le quali Busseto, Fiorenzuola, Cortemaggiore e Monticelli D’Ongina. «Siamo una piccola realtà, ma molto attiva», spiega Tonnarelli. «Il museo è in costante rinnovamento e continuano ad arrivare donazioni. La situazione internazionale ha un impatto anche sulle visite, con un raffreddamento d’interesse delle scuole e del pubblico generalista. Ma non è un buon motivo per non darci da fare».