Ferrara, il Festival e l’omaggio a Bassani

A cinquant’anni dalla pubblicazione del Giardino dei Finzi Contini la Fondazione Meis-Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah dedica la Festa del libro ebraico di Ferrara a Giorgio Bassani, l’autore che ha saputo raccontare in modo inarrivabile la realtà del mondo ebraico stretto nella morsa della persecuzione nazifascista. Per tre giorni, dal 28 aprile al primo maggio, si susseguono dunque incontri e altre iniziative dedicate a uno degli scrittori più amati dal pubblico e dalla critica. Perno delle iniziative, un’importante mostra che, nelle belle sale da poco inaugurate del Museo, ripercorre le fortune del Giardino dei Finzi Contini e il suo impatto sullo scenario culturale italiano. Intitolata “Che bel romanzo” (le parole pronunciate dal protagonista senza nome del libro nell’ultima frase, prima dell’Epilogo) e organizzata dalla Fondazione Meis in collaborazione con la Fondazione Cdec-Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, l’Istituto di storia contemporanea di Ferrara e le Teche Rai con il patrocinio della Fondazione Corriere della sera, è stata ideata da Raffaella Mortara, consigliere della Fondazione Meis e vicepresidente della Fondazione Cdec, che ne ha seguito la realizzazione con passione e grande determinazione. Obiettivo, comporre un quadro a tutto tondo di un momento irripetibile della letteratura italiana.
Raffaella Mortara, come nasce l’idea di dedicare una mostra all’accoglienza riservata dal pubblico e dalla critica italiana al Giardino dei Finzi Contini?
A cinquant’anni dalla pubblicazione del romanzo era inevitabile che la Fondazione Meis si occupasse di Bassani. La scelta di concentrarsi su questo tema è nata però da un intreccio di casualità. Quando a dicembre mi è stato affidato l’incarico di lavorare su Bassani avevo pensato a un lavoro tutto diverso, più visivo, legato al film di De Sica, con bozzetti di scena e costumi. Il Museo del cinema Torino però non ne disponeva. Intanto, a metà gennaio, mentre era in corso al Meis la mostra inaugurale, una delle guide del Touring club che ci assisteva è arrivata con enorme pacco di libri tra cui i due volumi della professoressa Porzia Prebys pubblicati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Ferrara con il supporto del Comune. Uno conteneva la bibliografia integrale delle opere dell’autore e un altro l’enorme bibliografia su Bassani.
Un incontro fortunato.
Senz’altro. In una sera di neve mi sono messa a sfogliare questi volumi e sono andata al ’62. Scopro così che in un solo anno il Giardino dei Finzi Contini è stato recensito più di trecento volte e che a scriverne sono state tantissime firme eccellenti – da Montale a Oreste del Buono, da Bo a Fortini a Asor Rosa – e che la stessa stampa ebraica se n’è occupata ampiamente. La mattina dopo chiamo il Cdec e scopro che molti articoli sono disponibili. Così prende il via il progetto che, con l’aiuto dell’architetto Monica Bertocchi che cura l’allestimento, si struttura in un grande mosaico che attraverso citazioni e pagine originali ricostruisce l’accoglienza riservata a Bassani dai media italiani.
Non dev’essere stato facile recuperare il materiale necessario.
Alla fine abbiamo selezionato, anche con la collaborazione di Sharon Reichel, sessantacinque articoli che rispecchiano la grande varietà delle testate che allora si occuparono di Bassani. Il dato singolare è infatti che ne parlarono sia le grandi testate sia periodici quali il Bollettino dell’Ordine dei medici, La settimana Incom, Oggi o Annabella. E’ arrivata così una pioggia di materiale assolutamente variegato e straordinario che spazia dalle interviste a Sofia Loren che commenta il romanzo alle sperticate lodi di Soldati, dall’ostracismo di Pasolini, che peraltro aveva collaborato alla scrittura della sceneggiatura della Lunga notte del ’43, alle immagini quasi preveggenti di Bassani con Vittorio De Sica, che qualche anno dopo doveva girare il film tratto dal libro. E’ lo spaccato, vivido e immediato, di un’Italia per tanti versi non molto differente da quella di oggi.
La mostra non si esaurisce però in un collage di pagine di giornale.
E’ una parte importante, che si può visionare sia sotto forma di stralci apposti in grande formato alle pareti sia in versione integrale ai computer a disposizione dei visitatori e in pagine riprodotte in facsimile. Vi sono inoltre gli importanti materiali forniti dall’archivio della Fondazione Bassani presieduta dalla figlia di Giorgio, Paola: le sceneggiature successive del film, dalla prima dell’autore a quella che sarà effettivamente utilizzata, manoscritte, in dattiloscritto e bozze che sono le più sofferte, dense di correzioni. E si segnalano le bellissime immagini di scena messe a disposizione da Lino Capolicchio, il protagonista senza nome del film. Qualche scatto particolare?
Si possono vedere i provini delle foto e alcuni inediti: Capolicchio e Fabio Testi davanti al muretto del castello o in bicicletta, lui e Dominique Sanda vestiti da tennis, lei di tre quarti con uno strano cappello che sembra un ventaglio nero, il ponte sul Po con De Sica sulla seggiola da regista. Emozionanti… C’è anche il viaggio in Israele per la presentazione del film a Gerusalemme. Le foto ci rimandano De Sica e Capolicchio con la kippah al Muro del pianto e un loro ritratto con il premier Golda Meir. E’ una vera e propria macchina del tempo che ci regala un incredibile tuffo nel passato anche grazie alla lettura integrale del Giardino dei Finzi Contini, andata in onda su Radiotre, che sarà diffusa per tutta la durata della mostra.
I giornali dell’epoca ci mostrano che il 1962 è un anno denso di avvenimenti. Un crocevia della storia?
E’ un anno incredibile, che vede profonde trasformazioni, ed è un aspetto che mi ha colpito fin dall’avvio delle ricerche. In 12 mesi nasce in Italia il primo governo di centrosinistra guidato da Fanfani, Segni è eletto presidente, si approva la legge che porta l’obbligo scolastico a 14 anni, scoppiano i primi grandi scioperi, inizia la guerra del Vietnam, scoppia la crisi dei missili di Cuba, si proclama l’indipendenza dell’Algeria. Nello stesso arco di tempo muore Marylin Monroe, esce il primo disco dei Beatles, la Ciociara vince l’Oscar. E nello stesso anno il Giardino dei Finzi Contini segna una profonda svolta nella letteratura italiana. Certo. Mi ha colpito, di recente, che l’Introduzione alla letteratura italiana realizzata dalla Oxford University Press si apra proprio con il Giardino dei Finzi Contini, cui dedica ampissime citazioni, e dipani tutta la nostra storia letteraria in relazione a quest’opera considerandola una vera rivoluzione. D’altronde non dimentichiamo che fu un vero e proprio best seller.
L’ultima delle recensioni, a dicembre sulla Stampa, parla di 200 mila copie vendute da febbraio: una cifra che per l’epoca è uno sproposito. Come si spiega questo grande successo?
C’è una doppia lettura. Vi è un piano più profondo, storico, sofferto, ma al tempo il Giardino dei Finzi Contini è un gran romanzo d’amore. E questo il pubblico allora lo percepisce e risponde con una voglia di conoscere e di leggere che forse oggi noi abbiamo perso.
Qual è la reazione del mondo ebraico italiano?
Dimostra di essere una realtà estremamente vivace e capace di dibattito, che mostra capacità di discutere e confronto. Guido Ludovico Luzzatto stronca il romanzo sostenendo che manca di rispetto nei confronti di quanto è stato, ma per il resto le recensioni sono ottime.
Cosa ci può dire oggi Giorgio Bassani?
Ci restituisce, dall’interno, il respiro di un mondo. Oggi la secchezza del linguaggio spesso traduce una profonda superficialità. Nella narrazione di Bassani il microcosmo ebraico ferrarese torna a noi attraverso il gusto del dettaglio e la profondità di un racconto che procede per cerchi concentrici: la realtà esterna, le leggi razziali, la città dentro e fuori le mura, la grande casa di famiglia, il campo da tennis, la stanza di Micol e i suoi oggetti. E’ un imbuto in cui si sprofonda in modo inesorabile. Il catalogo che accompagna la mostra è ricco di ringraziamenti per chi ha contribuito alla sua realizzazione.
Vogliamo ricordare alcuni soggetti?
La Banca Generali, che ha sostenuto con generosità la mostra e, tramite la sua divisione Emilia Romagna, ha reso possibile la realizzazione nel cortile del Meis di un piccolo giardino intitolato a Bassani che sarà utilizzato per presentazioni e incontri. Un grazie di cuore alla città di Ferrara che anche attraverso le sue massime cariche istituzionali – il Comune, la Provincia, la Regione, l’Università, l’Istituto di storia contemporanea – ha dimostrato sempre una grandissima disponibilità e attenzione nei confronti del nascente Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah. Un grazie da amica a tutta la mia squadra, che ha lavorato con me, supportandomi e sopportandomi. d.g.

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