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Torà/conversione

Risultano oggi molto attuali alcune riflessioni della tradizione su un brano di Torà che abbiamo letto questo shabbat: l’ultimo dei 613 precetti, che prescrive: “scrivetevi questa cantica (shirà)”. Dal contesto sembrerebbe che la Cantica sia quella di Aazinu, che segue subito dopo, ma secondo i Maestri con questo termine si indica l’intera Torà, di cui ognuno deve farsi una copia. Perché la Torà è chiamata Cantica? Bisogna tener presente che in ebraico shir (e al femminile shirà) ha un duplice significato: poesia e canto. Secondo i vari interpreti la Torà è shirà come la poesia ha un valore differente dalla prosa, per le sue armonie, richiami e allusioni; è canto per la coralità di tante voci unite; è musica per le emozioni, come la prosa è stimolo per il pensiero. Anche per questo è norma comune che in tutte le manifestazioni la Torà non sia letta, ma cantata. E questa è una differenza sostanziale, un salto di qualità, che bisogna tener presente proprio in questi giorni di maratone televisive di lettura della Bibbia.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Il Sole 24 ore di ieri ci dice che Irène Némirovsky, la grande scrittrice ebrea in lingua francese morta ad Auschwitz a trentanove anni, viene considerata con sospetto e quindi boicottata dalle istituzioni ebraiche francesi: si è convertita al cattolicesimo e per di più è sospettata di aver usato stereotipi antisemiti nel tratteggio di alcuni personaggi dei suoi romanzi. La conversione non è un argomento valido. Molti si convertorono, o convertirono i propri figli, sperando nella salvezza. In circostanze molto meno gravi di queste, i rabbini del cinquecento assolvevano dalla colpa e continuavano a considerare ebrei, gli “anussim”, forzati alla conversione. Le accuse di antisemitismo hanno ancor minor forza. O forse tutti gli ebrei devono, in uno scritto ebraico, essere positivi per necessità? Gli ebrei sono esseri umani uguali agli altri, né migliori né peggiori degli altri. Chiunque, a qualunque titolo, li consideri diversamente, apre una strada maestra al razzismo.

Anna Foa, storica