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Egitto/Caracas

Leggeremo questa settimana la storia dell’uscita dall’Egitto, che inizia con queste parole: “quando il Faraone mandò via il popolo, il Signore non li condusse nella strada della terra dei Filistei, malgrado fosse vicina, perché il Signore disse: che il popolo non ci ripensi, vedendo la guerra, e torni in Egitto”. Uscendo dall’Egitto, dal delta del Nilo, la strada più corta e comoda per arrivare in terra d’Israele era quella costiera, ma là abitavano popolazioni forti e agguerrite, che non avrebbero consentito un passaggio pacifico; il popolo dei figli d’Israele, schiavi fino al giorno prima, non abituato a combattere, si sarebbe spaventato e sarebbe tornato indietro. I Filistei si erano insediati sulla costa da poco, provenendo dalle isole; da loro, secondo i greci e i romani, quella terra prese il nome di Palestina; erano forti (lo stesso nome di Gaza ha la radice di ‘oz, forza) armati, ostili agli Israeliti, e insediati sulla fascia costiera. La nostra è una storia antica con strani ricorsi anche a più di 32 secoli di distanza. Riflettere sulle analogie ma anche sulle differenze (siamo ancora un popolo di ex schiavi?) è stimolante.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

La sinagoga più antica di Caracas devastata in un’incursione di gruppi armati durata per ore, senza alcun intervento da parte della polizia. Israele che accusa il Presidente Chavez di essere all’origine dell’antisemitismo dilagante. Gli ebrei venezuelani, e tra loro i figli e nipoti di quegli ebrei austriaci che avevano trovato rifugio in Venezuela nel 1938, che emigrano sempre più man mano che crescono i segnali di un antisemitismo di Stato, organizzato dal potere: individuazione degli ebrei, pubblicazione dei Protocolli, attacchi di Chavez ai sionisti e agli ebrei. E’ questo che distingue l’antisemitismo da altri episodi e stati d’animo gravi e inaccettabili, ma non altrettanto pericolosi. Le orrende manifestazioni anti-israeliane e antisemite in Europa non hanno avuto l’appoggio dei governi. Se un poliziotto suona alla porta di qualcuno all’alba, non è perché è un ebreo, ma perché è sospettato di un crimine. Il razzismo non è di Stato, anche se può avere complicità e condiscendenze. Ma i ragazzi che hanno dato fuoco a Nettuno ad un indiano per puro divertimento (ma qual’è la differenza col razzismo, in questo caso?) sono stati arrestati. L’antisemitismo non è di Stato, in nessun paese della nostra Europa. La democrazia, per quanto ne critichiamo le insufficienze, è un ostacolo e un rimedio all’antisemitismo, al razzismo, alla perdita dei diritti, all’incitamento all’odio. L’unico rimedio reale. Per questo non dobbiamo confondere e fare di tutt’erba un fascio, dalle affermazioni antisemite che vediamo intorno a noi alle violenze dell’antisemitismo di Stato del governo dittatoriale e populista di Chavez. Altrimenti, non saremo in grado di vedere i veri pericoli, e di aiutare quegli ebrei che si trovano esposti alla violenza senza nessuna protezione.

Anna Foa, storica