A Gerusalemme il Congresso Mondiale Ebraico. Lauder e Benatoff riconfermati al vertice
Ronald Lauder è stato riconfermato Presidente del Congresso Mondiale ebraico per acclamazione. L’italiano Cobi Benatoff è stato eletto alla carica di tesoriere dell’organizzazione internazionale. La presenza di un gran numero di delegati e delegate giovani alla tredicesima assemblea plenaria del Wjc di Gerusalemme è stata accolta da tutti come un segno di rinnovamento e di entusiasmo, molto positivo per il futuro dell’organizzazione.
Al termine della sessione plenaria i capi delegazione europei si sono ritrovati per una riunione informale nella quale si è analizzata la situazione relativa alle manifestazioni antisemite più serie, prendendo in considerazione diverse opzioni per controbatterle. Di tutto ciò si occuperà fra breve la Task Force europea, che provvederà a fornire consigli ed istruzioni. Fra tutte le situazioni la particolare gravità di quanto è avvenuto in Turchia ha predominato e richiederà una attenta, energica ed efficace reazione concordata.
Erano cinque i delegati italiani (nell’immagine) che hanno preso parte alla riunione plenaria del Congresso che si è conclusa negli scorsi giorni a Gerusalemme. Il gruppo era composto dal capo delegazione Federico Steinhaus da Gadi Polacco (Consiglieri dell’Unione delle Comunità ebraiche Italiane), da Cobi Benatoff, Alan Naccache e Tobia Zevi come osservatore accreditato dall’Ucei.
“Lo svolgimento della prima giornata – racconta il capo delegazione Steinhaus – ha visto un alternarsi senza soluzione di continuità di espletamenti procedurali e di personaggi di primissimo piano della politica israeliana fra cui il Presidente Shimon Peres, il premier in carica Ehud Olmert, il ministro della difesa Ehud Barak, il leader del Likud Benyamin Netanyahu. Le relazioni, esaurienti ed esplicite, hanno aggiunto qualche dettaglio non secondario a quanto già sappiamo dello svolgimento dell’Operazione Piombo Fuso, della forte motivazione e della ritrovata efficienza di Zahal, della affettuosa accorata e sostanzialmente unanime solidarietà del popolo d’Israele con chi combatteva per difenderne l’esistenza: uno stato d’animo percepibile a tutti i livelli, dopo molti anni in cui questo legame emozionale si era allentato.
“Alla mia domanda – aggiunge Steinhaus – sulle reazioni dell’Iran e sulle prospettive del confronto in atto, Barak ha risposto che l’Iran ha ben compreso il messaggio insito nell’operazione, come pure in quella precedente contro Hezbollah, tanto è vero che non aveva compiuto alcun atto che nel corso delle due guerre (2006 e 2008) potesse apparire come un intervento militare a sostegno dei suoi alleati. Sia Barak sia altri ed in particolare Olmert hanno poi sottolineato che lo stato d’Israele è sempre pronto a difendere i suoi cittadini e gli ebrei in “qualsiasi parte del mondo”, ma che ad oggi “tutte le opzioni” sono sul tavolo.
“Nella seconda giornata si sono ascoltate altre relazioni di carattere più operativo, sull’antisemitismo e su Durban II. Per Durban II le indicazioni sono per una richiesta ai governi di boicottare la conferenza o in alternativa di presenziare ma di monitorare attentamente i documenti per evitare che vengano inseriti passi faziosi ed antisemiti. Livni, comunque, ha espresso in serata la sua marcata indicazione per il boicottaggio.
“L’ex capo del Mossad Halevy ha parlato a lungo e con la competenza che gli deriva dall’incarico, ma in un tono di marcato ottimismo: più volte ha sottolineato che nessuno potrà mai annientare Israele, che la potenza militare di Israele è tale da poterlo impedire a chiunque, che la Russia gli ha garantito che non permetterà ad Ahmadinejad di arrivare ad avere la bomba atomica. La cerimonia per la Giornata della Memoria, a Yad Vashem, è stata estremamente emozionante e commovente.
“La delegazione italiana – spiega Steinhaus – aveva presentato un documento di critica nei confronti della Chiesa cattolica per la nota revoca della scomunica; dopo molte trattative ed un ampio dibattito il testo è stato lievemente modificato senza incidere sul contenuto, ma successivamente e senza interpellare la delegazione, la Commissione del WJC a ciò delegata ha presentato per il voto un documento ampiamente annacquato e snaturato. Ho vivacemente protestato annunciando il ritiro della mozione a nome della delegazione italiana. Il documento è stato comunque messo in votazione ed approvato con il voto contrario della delegazione e di altri, senza ulteriori dibattiti”.
“Ho partecipato all’Assemblea – commenta il nuovo tesoriere del Wjc Cobi Benatoff – dove 500 delegati di 62 paesi si sono incontrati con grande interesse e partecipazione. I lavori del congresso, che si tiene ogni quattro anni, sono iniziati con l’approvazione del nuovo statuto e con l’elezione del presidente, Ronald Lauder (Usa),del Chairman del Governing board, Eduardo Elsztain (Argentina)e del Treasurer, Cobi Benatoff(Italia), oltre a 15 vice presidenti”. “Hanno destato sgomento e preoccupazione – aggiunge Benatoff – le presentazioni da parte dei presidenti delle comunità di Turchia, India, Venezuela e Norvegia sugli effetti della guerra di Gaza sulle loro comunità. Ci hanno descritto delle situazioni molto simili a quelle esistenti in Germania prima della “Notte dei cristalli”. La tavola rotonda sulla situazione relativa all’Iran ci ha dato una conoscenza più approfondita della situazione soprattutto sull’armamento atomico ed il coinvolgimento a sostegno di Hamas ed Hezbollah. Ultima, ma non per importanza, la situazione sulla preparazione della conferenza sui diritti umani che si svolgerà in aprile a Ginevra, meglio conosciuta come Durban II, dove il blocco Paesi arabi, Africa e sud America sta tentando di trasformare l’evento in una condanna esclusiva di Israele sulla falsariga di Durban I”. “Sono rientrato in Italia – conclude Benatoff – con alcune riflessioni: l’importanza di poterci confrontare con tutte le altre Comunità del mondo, il deterioramento della situazione per la vita degli ebrei in Paesi come la Turchia, il Venezuela e altri e infine, causa di grande ottimismo per il futuro, la notevole partecipazione di giovani (dai 20 ai 40 anni) molto preparati e di ottimo livello”.
“Il Presidente Shimon Peres – ricorda Gadi Polacco – ha voluto far trasparire una certa fiducia nella presidenza di Barack Obama che, in un incontro, gli chiese cosa avrebbe potuto fare per Israele. “Essere un grande Presidente Usa”, è stata la risposta di Peres, il quale ha sottolineato poi la condivisione degli stessi valori tra Israele ed Usa. Peres si è rivelato moderatamente ottimista anche circa le possibilità dello Stato d’Israele di affrontare la crisi economica mondiale. Fondamentale, infine, l’unità del popolo ebraico per superare questo momento comunque difficile.
“Il leader del Likud Netanyahu ha incentrato il proprio intervento sul “lavoro comune da fare”, ovvero affrontare “il fanatismo islamico che minaccia Israele e le comunità ebraiche”. Ha sottolinea più volte il concetto di “alleanza” a livello internazionale per fare ciò e sottolinea come il problema non riguardi solo gli ebrei, con preciso riferimento anche ai cristiani. Negli Usa, in Europa ed in Asia, siamo molti ad essere considerati “target” dal fanatismo islamico.
“Incentrato su Gerusalemme e sulla necessità di un suo ulteriore sviluppo,invece, l’intervento del Sindaco Nir Barkat. Nel 2045 , afferma, potrebbe non esserci più una maggioranza ebraica nella capitale. Ogni tre anni Gerusalemme perde l’1% della popolazione ebraica, a favore di altre città. E occorre pensare a una sorta di “marchio Gerusalemme” per incentivare affari e turismo.
Nel tecnico si è inoltrato l’intervento di Ehud Barak che ha sottolineato come le forze di difesa abbiano dato prova di grande efficienza nel gestire le operazioni militari.
“Distaccato dalla campagna elettorale – aggiunge Polacco – l’intervento del premier Olmert, che ha espresso il proprio orgoglio per la determinazione dimostrata dal Governo da lui diretto ed ha riconfermato le molteplici ragioni che hanno indotto Israele ad intraprendere le operazioni a Gaza. Da un suo accenno si potrebbe dedurre che conti di rientrare in futuro nella vita politica.
“Vigoroso l’intervento di Tzipi Livni, che non ha lasciato spazio a esitazioni circa il diritto di Israele a difendersi, lasciando quindi chiaramente intendere che Israele non lascerà passare senza reazioni atti ostili.
Di particolare interesse l’intervento della professoressa Dina Porat dell’Università di Tel Aviv sull’antisemitismo e le sue varie forme.
“La conferma di Cobi Benatoff nella dirigenza del WJC – aggiunge Polacco – è ovviamente fonte di soddisfazione per l’Ucei. Occorre ora rendere regolari, anche suo tramite, i rapporti con questa istituzione ed anche iniziare a programmare i nostri futuri passi in essa. E’ importante, cosa che sembra essere stata recepita (visti anche alcuni interventi critici), aumentare l’interattività tra WJC e componenti ,anche quelli dell’assemblea. Da parte degli amici della Grecia, con i quali ho avuto modo di approfondire la conoscenza,giunge poi un segnale di interesse a collaborare su iniziative comuni”.