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Le leggi razziste del 1938 e gli avvocati italiani

“Le leggi razziali e gli avvocati italiani. Uno sguardo in provincia”: è questo il titolo dell’intenso e partecipato convegno svoltosi a Pisa venerdì scorso, nel quale sono state rievocate, nella cornice nazionale e comparata, le vicende locali. Il convegno è stato organizzato dall’ordine degli avvocati di Pisa, grazie all’impulso del past president David Cerri e dell’attuale presidente, Rosa Capria, che hanno raccolto, tra i primissimi in Italia, l’invito rivolto agli ordini locali degli avvocati dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa (presente al convegno pisano), affinché dedichino ogni anno, in occasione della giornata della memoria, un ricordo ai colleghi perseguitati per motivi razziali. L’invito ha fatto seguito all’uscita, nel 2006, del denso volume di Antonella Meniconi, “La maschia avvocatura”, che ha aperto un primo, inquietante squarcio sull’atteggiamento del Sindacato fascista avvocati e procuratori di fronte alle leggi razziali.
Anche gli avvocati, infatti, furono tra coloro che, all’immediato indomani della promulgazione dei primi provvedimenti razzisti, ne invocarono l’applicazione alla propria categoria: il 13 ottobre 1938, nella riunione del direttorio nazionale del Sindacato fascista avvocati e procuratori, emerse con nettezza la proposta che i professionisti ebrei non fossero più ammessi negli albi. Il sindacato vide esaudita la sua richiesta con la legge 29 giugno 1939, n. 1054, “Disciplina dell’esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica”.
Fino alla ricerca di Antonella Meniconi, per lungo tempo la vicenda non è stata oggetto di particolari approfondimenti (salvo qualcuno soprattutto su base locale), per molteplici difficoltà, in primo luogo nel reperimento degli archivi (in molti casi andati ‘opportunamente’ smarriti). Gioca inoltre, sicuramente, in questo come in altri campi, la volontà di rimuovere la memoria collettiva ed individuale di atteggiamenti spesso impietosamente persecutori nei confronti dei colleghi ebrei, sottoposti ad umiliazioni e vessazioni. L’auspicio è che anche altri ordini locali facciano proprio l’invito di Guido Alpa, cominciando ad indagare nella propria storia con la stessa capacità dimostrata dagli avvocati pisani che, tra le altre, hanno riportato alla luce la drammatica vicenda familiare dell’avvocato Guido De Cori – per molti anni presidente della Comunità ebraica pisana – le cui cugine (Gabriella e Vera De Cori) furono deportate ad Auschwitz anche con il concorso dell’avvocato pisano che era al tempo (gennaio 1944) questore repubblichino di Pistoia.

Valerio Di Porto, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane