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Alef/1 maggio

Sabato leggeremo la parashà di Kedoshim. Tra le tante mitzvòt sociali della parashà vi è quella che dice: “lo ta’amòd ‘al dam re’èkha – non fermarti di fronte al sangue di un tuo fratello. Quando una persona è in pericolo si deve dunque intervenire. Il Bà’al shem tov spiegava: “Quando Adam – l’uomo, perde la sua Alef, la sua unicità e particolarità, diventa solo un essere fatto di dam – sangue. Non ci si deve fermare di fronte ad un ebreo che ha perso la sua caratteristica, che è fatto ormai solo di sangue privo di anima. Senza tanti discorsi e discussioni si agisca assieme per aiutare ogni ebreo lontano a ritrovare la sua Alef.

Roberto Colombo, rabbino

Primo maggio, festa dei lavoratori, ma anche di Aleftav che compie un anno. Auguri! Non avremmo scommesso di arrivarci, un anno fa, quando eravamo solo il rav Di Segni e io a scrivere il nostro pezzettino. Ora siamo in tanti, il compito è più leggero, eppure sento a volte la nostalgia di quando, sei mattine su sette, la mia prima preoccupazione era quella di comunicarvi qualcosa dei miei pensieri e del mio stato d’animo. Oggi, vorrei tanto ricordare che tra gli operai di Milwakee in sciopero per ottenere la giornata lavorativa di otto ore, uccisi dalla polizia nel 1886 e che la festa del 1 maggio commemora, c’erano anche operai ebrei polacchi, quegli ebrei che avevano cominciato ad emigrare negli Stati Uniti agli inizi degli anni Ottanta, che avevano portato nelle Americhe la loro volontà di trasformazione del mondo. Quegli operai ebrei che, a New York come nelle altre grandi città, lottarono, crearono sindacati ebraici, giornali, e fecero tutt’uno del loro lavoro, della loro identità ebraica, della loro spinta verso il cambiamento.

Anna Foa, storica