odio…

Il brano biblico che leggeremo questo sabato (Chuqqat- Balaq) contiene tra l’altro l’affascinante storia del re di Moav che, spaventato dal passaggio degli ebrei, invita un mago-profeta a maledirli. All’inizio del racconto (numeri 22:3) c’è una parola “chiave” che descrive lo stato d’animo dei Moabiti nei confronti degli ebrei: “wayàqotz”, un’espressione parente a qetz, che indica la fine, e a qotz che indica lo spino. La traduzione comune è “ebbe schifo”, o disprezzo. La stessa espressione al plurale ricorre all’inizio del libro dell’Esodo (1:12) per descrivere quello che gli egiziani provavano nei confronti degli ebrei. In entrambi i casi questa sensazione è all’origine di una reazione di odio antiebraico, persecutoria da parte degli egiziani, magica, almeno inizialmente, da parte dei Moabiti. E’ quindi importante capire che vuol dire quell’espressione, che interpreta i meccanismi psicologici dell’odio, ma non c’è un’unica spiegazione: potrebbe significare che provavano disprezzo per gli ebrei, che per loro erano come spine, oppure che provavano disprezzo per loro stessi, nel senso che avevano perso la gioia di vivere (come in Gen. 27:46). Insomma, cosa è che scatena l’odio antiebraico? Una semplice sensazione di repulsione per qualcosa che viene avvertita come un pericolo, o una più radicale crisi di valori interni che mette in discussione il senso della propria esistenza?.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

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