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Qui Torino – Lezione Primo Levi, uno scienziato fra sterminio, caso e destino

Le aule, i muri, i legni tra i quali Primo Levi fu studente. L’antica aula magna della facoltà torinese di Chimica ha ospitato l’inaugurazione del Centro Internazionale di Studi sullo scrittore e scienziato torinese. “Era una personalità completa, non separava la conoscenza scientifica da quella umanistica” ricorda di lui il presidente del nuovo Centro Studi, Amos Luzzatto, che ha il compito d’introdurre la Lezione Primo Levi. Si tratta di un appuntamento annuale, l’unico evento pubblico organizzato dal nuovo Centro. Il relatore è Robert Gordon, giovanissimo italianista, docente all’Università di Cambridge. Gordon tiene la sua lezione davanti a una sala gremita. Tra il pubblico, molti giovani presenti nell’aula, anche la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, il direttore del Centro, professor Fabio Levi, docente di Storia Contemporanea all’Università di Torino, la famiglia di Primo Levi e molti componenti della Comunità ebraica, socia della Fondazione che sostiene il centro. Ma la maggior parte degli uditori sono studenti del D’Azeglio, lo storico liceo classico torinese che fu frequentato da Primo Levi stesso.
Il topos letterario della fortuna, di cui Gordon ripercorre brevemente la parabola passando per Machiavelli e Shakespeare, entra, con Levi, nella riflessione sulla Shoah: è questo il tema che il professore ha voluto affrontare nella lezione inaugurale. Chi si salva dall’orrore, è fortunato? È fortunato o predestinato? Qual’è il ruolo del caso nella vita? E qual’è stato nella Shoah? Come pensare un’etica in un mondo dominato dalla casualità, o dalla causalità, o ancora dal destino inteso come espressione della volontà divina? L’attenzione è posta sulle grandi questioni etiche e metafisiche che solleva il pensatore Levi quando s’interroga sul senso della propria sopravvivenza.
“Considerate se questo è un uomo […] che muore per un sì o per un no”. La “sfacciata fortuna”, che nel lager determina la sopravvivenza dei prigionieri, mette in crisi l’umanità dell’uomo: è, nel parallelo proposto da Gordon, quella stessa “outrageous fortune”, fortuna sfacciata, sulla quale s’interroga Amleto nel celeberrimo monologo “Essere o non essere”. Come si deve porre l’uomo di fronte allo strapotere della sorte? Non dà risposte definitive Levi, ma Gordon segue le piste segnate dal grande scrittore accompangnando l’uditorio in un percorso affascinante che mostra la complessità nascosta e la coerenza interna dell’opera di Primo Levi. E la necessità di rileggerla continuamente con un nuovo sguardo. Le grandi intelligenze laiche, lascia intendere Gordon, non servono a dare risposte, ma soprattutto a suscitare domande. È questo lo spirito della lezione di Primo Levi.

Manuel Disegni