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Torah oggi – Il vero miracolo

Per l’accensione dei lumi di Hanukkah si recitano tre benedizioni, secondo una sequenza che ha un preciso significato:
1. La prima benedizione evidenzia il fatto che, mentre i lumi dello shabbath hanno una funzione utilitaristica – quella di illuminare la casa e la tavola sabbatica, e per questo si dice: ner shel shabbath -, i lumi di Hanukkah appartengono solo alla festa (per questo si dice: ner shelachanukkà o ner Hanukkah) e non possiamo farne alcun uso, così come non possiamo fare uso del nome e della kedushà, santità, di Israele.
2. La seconda benedizione evidenzia che questo momento è diverso da quelli che lo precedono e lo seguono: questi giorni sono stati assunti come riferimento per l’affermazione dell’identità della piccola minoranza ebraica, l’unica che sia riuscita a resistere all’espansione della cultura greca, e sono quindi stati assunti come “bandiera” (NES) dai nostri padri in quei giorni in questo tempo. Ma sarebbe più corretto dire “in quel tempo, in questi giorni” e quindi …
3. La terza benedizione, riprendendo proprio l’ultima parola (questo tempo, hazeman hazè), esprime il ringraziamento al Signore per averci mantenuto vitali fino a questo tempo. Perché il vero miracolo di Hanukkah (e oserei dire, della storia dell’uomo) è il fatto che un piccolo popolo sia riuscito a vivere fino a questo tempo, servendo anche da esempio per altri popoli e minoranze.
Scrive Bertrand Russel nella sua Filosofia del mondo occidentale: se non ci fosse stata la resistenza dei Maccabei, non ci sarebbe stato né il Cristianesimo né l’Islamismo.

Rav Scialom Bahbout