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…8 marzo

Otto marzo, festa internazionale della donna. Già da alcuni anni, gli storici (ho presente un bell’articolo di Giulia Galeotti, ma altri ne hanno scritto) hanno sfatato il mito che la giornata, celebrata per la prima volta nel 1909, sia stata istituita per commemorare un terribile rogo di operaie che sarebbe avvenuto l’8 marzo 1908 nella fabbrica Cotton di New York. La fabbrica Cotton non è mai esistita, il rogo non c’è stato, si tratta solo di una leggenda fondativa, simile a tante altre nella storia, nate dal bisogno di ancorare una ricorrenza generale, quella delle donne, a fatti storici concreti, in questo caso avvolti in un’aura di martirio. In realtà, un rogo c’è stato, ma nel 1911, il 25 marzo per l’esattezza, quello della Triangle Factory, anch’essa una fabbrica tessile. Vi morirono 146 operai, uomini e donne, non solo donne quindi. Erano per la maggior parte immigrati, italiani ed ebrei dell’Est Europa, molte erano le donne. Che questa memoria, successiva alla prima celebrazione della giornata, sia confluita in quella falsa di un rogo mai avvenuto, è evidente. Ma pensavo a quegli operai tessili, uomini e donne, ma tante donne, e tanti di loro ebrei immigrati dalla Russia, persone che avevano lasciato il loro mondo, per venire a popolare le Americhe, per importare a New York libri e giornali in yiddish, per lavorare nelle industrie tessili della città, sindacalizzarsi, scioperare. Ne abbiamo le foto, conosciamo come vivevano, qual’era il loro universo di immigrati trasformati in operai di fabbrica. In Italia non c’è stata immigrazione dall’Est, o quasi. Non c’è stato la proletarizzazione degli immigrati, così importante a New York, Londra, Parigi. E ho la sensazione che il mondo ebraico italiano poco ci rifletta, su questa sua differenza. Forse varrebbe la pena di pensarci, magari in occasione proprio dell’otto marzo.

Anna Foa, storica