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Gattegna: “Dialogo e amicizia. Ripartiamo da patti chiari”

Intervenendo in merito alle recenti polemiche che hanno fatto seguito alla fiction televisiva Sotto il cielo di Roma, il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna si è espresso riguardo allo stato del dialogo ebraico cristiano con il testo che segue, ripreso integralmente e richiamato in prima pagina dal quotidiano Osservatore Romano nella sua edizione datata mercoledì 10 novembre.

“La trasmissione televisiva delle due puntate della fiction “Sotto il Cielo di Roma” ha rilanciato l’animato dibattito che è in corso da circa cinquant’anni sul comportamento tenuto dal papa Pio XII nei confronti del nazismo in generale e in particolare durante l’occupazione di Roma nel periodo 1943-44.
“E’ un dibattito che rimane aperto sia in sede scientifica, fra gli storici, sia fra coloro che sono favorevoli o contrari alla sua beatificazione, ma credo sia opportuno tenere nettamente separati i due contesti.
Sulla causa di beatificazione, procedura interna della Chiesa Cattolica, gli ebrei non vogliono intervenire, anche perché certamente i più interessati a una verifica incontrovertibile di tutto ciò che riguarda la vita e le opere del papa sono gli stessi promotori e sostenitori della sua beatificazione.
“Riveste invece grande interesse per gli ebrei l’accertamento della verità storica su tutti i fatti avvenuti dal 1938 al 1945, periodo nel corso del quale sono stati messi in atto prima la discriminazione, poi la persecuzione e infine lo sterminio.
“Sarebbe di fondamentale importanza proseguire e completare il lungo e difficile lavoro di ricerca negli archivi, di studio e di valutazione che certamente non può essere svolto in tempi brevi, né può essere trattato con rigore scientifico da una “fiction” televisiva che, per sua stessa natura, è una “finzione” o quantomeno una narrazione soggettivamente trasfigurata dall’ispirazione e dalla sensibilità degli autori.
“Nel corso del dibattito sorto in questi ultimi giorni sono state espresse significative convergenze nel considerare l’opera dignitosa sul piano artistico, ma volutamente e dichiaratamente agiografica della figura del protagonista e, mi permetto di segnalare, ricca di molte inesattezze storiche: su quest’ultimo aspetto è emersa una diversificata gamma di opinioni, tutte ampiamente argomentate, tanto che a questo punto, piuttosto che proseguire nel sostenere teorie contrapposte, sarebbe più utile riprendere il percorso che è stato intrapreso negli ultimi decenni.
“E’ utile ricordare che un nuovo clima e nuovi costruttivi rapporti si sono instaurati tra ebrei e cattolici dopo il Concilio Vaticano Secondo: la promulgazione della dichiarazione Nostra Aetate, l’allacciamento delle relazioni diplomatiche tra il Vaticano e lo Stato di Israele, i viaggi di tre pontefici in Israele, le visite di due papi alla Sinagoga di Roma e infine, proprio finalizzata alle ricerche storiche sul periodo degli anni Trenta e Quaranta, la costituzione della Commissione Bilaterale composta di esperti incaricati di studiare la nuova documentazione, non ancora conosciuta, che sta emergendo dagli Archivi Vaticani.
“Al fine di proseguire con le iniziative dedicate alla reciproca comprensione e all’amicizia, un gesto utile, necessario e certamente apprezzato sarebbe una aperta dichiarazione di rinuncia da parte della Chiesa a qualsiasi manifestazione di intento rivolto alla conversione degli ebrei, accompagnata dall’eliminazione di questo auspicio dalla liturgia del Venerdì che precede la Pasqua.
“Sarebbe un segnale forte e significativo di accettazione di un rapporto impostato sulla pari dignità e sul reciproco rispetto, condizioni queste indispensabili per un futuro di amicizia e solidarietà, le stesse di cui tanti cattolici dettero prova quando, a rischio della propria vita, salvarono migliaia di ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio”.

Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane