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Qui Biella – Carlotta Noemi Rizzetto “Giusta” fra le nazioni

Nome: Carlotta Noemi Rizzetto. Religione: ebraica. Cambiare identità, cambiare nome e religione, fingersi ebrea quando il solo esserlo significava deportazione. Tutto per salvare la vita del piccolo Bruno, dieci anni, solo, impaurito, con un confine a dividerlo dalla sua famiglia. Da Biella a Como, da Como alla Svizzera, nonostante i fascisti, nonostante i nazisti, la tata Carlotta è rimasta sempre accanto ai Vitale, mettendo a rischio la propria vita pur di mantenere unita la famiglia. E ieri il suo eroismo, il suo coraggio è stato ricordato con il conferimento dell’attestato e della medaglia di Giusto fra le Nazioni alla Sala consiliare del Comune di Biella. L’onorificenza è stata consegnata dal Consigliere dell’Ambasciata d’Israele a Roma Livia Link al nipote della Rizzetto, Roberto Del Piano. Presenti alla cerimonia oltre alle autorità cittadine, i figli Vitale, il vicepresidente della Comunità di Torino Edoardo Segre, il vice rabbino di Torino Avraham De Wolf e il presidente della Comunità di di Vercelli Rossella Bottini Treves.
“Come si legge nel Talmud – ha sottolineato nel suo discorso Livia Link, dopo l’introduzione storica di Emilio Jona – chi salva un essere umano è come se salvasse il mondo intero. La storia di Carlotta Rizzetto è un esempio di come anche in un momento buio per l’umanità come la Shoah, i singoli siano riusciti a portare la luce, a non dimenticare la moralità e non rimanere indifferenti davanti alla sofferenza e al dolore”.
L’esodo della famiglia Vitale inizia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Con l’arrivo dei tedeschi, Biella non è più una città sicura, soprattutto per gli ebrei. Così il padre Maurizio decide di provare a varcare il confine e cercare rifugio in Svizzera. “Prima partirono mia madre e i miei due fratelli – ha ricordato Bruno Vitale – mentre il giorno seguente io lasciai la città con mio padre. Eravamo ai primi di dicembre. Avevo freddo e paura. Mio padre, quando salimmo in treno, direzione Milano, mi sistemò al fondo della carrozza e mi disse ‘tu stai qui, io mi siedo più avanti. Se dovessero portarmi via, se un poliziotto dovesse arrestarmi, tu fai finta di niente, non guardarmi. Tu non mi conosci’. E mi diede il biglietto per il viaggio e l’indirizzo di Como dove avremmo dovuto raggiungere il resto della famiglia”. A Como però i Vitale scoprono che i contrabbandieri non sono disposti a portarli tutti e cinque in Svizzera. Uno deve restare indietro e così il piccolo Bruno rimane con la governante, Carlotta Rizzetto. “Una donna speciale, dal valore umano eccezionale, sempre a disposizione degli altri”, rammentava con un sorriso malinconico e commosso Bruno. Una donna che decide di falsificare la sua carta di identità per accompagnare oltre la frontiera il ragazzo di dieci anni. Carlotta aggiunge al proprio documento il nome di Noemi e modifica i dati sulla propria religione, dichiarando di essere di fede ebraica. “Altrimenti – ha spiegato l’altro fratello Vitale, Riccardo – non sarebbe stata accetta in Svizzera. Tra l’altro mantenne sempre, lungo la sua vita, il nome di Noemi che fece scrivere anche sulla sua tomba. Per noi era parte integrante della famiglia, era una seconda madre”.
Carlotta Noemi Rizzetto e Bruno Vitale si mettono, dunque, in cammino. Dopo due giorni estenuanti, attraversando a piedi sentieri scoscesi e con il rigido inverno a complicare le cose, i due arrivano al confine. “I contrabbandieri ci dissero – ha raccontato Bruno – di fare attenzione a non toccare la rete di confine perché altrimenti saremmo stati scoperti. Sopra vi erano posizionati dei campanelli che avrebbero potuto suonare al minimo spostamento. Sentivamo l’abbaiare dei cani dei tedeschi avvicinarsi e la paura saliva. Ci nascondemmo per un po’. Poi dopo ore di ricerca, trovammo un avvallamento e finalmente riuscimmo a passare”. Una volta in Svizzera, Bruno e Carlotta vengono portati davanti al giudice: varcare il confine senza permesso è reato. Il magistrato vuole dividere la tata dal ragazzo a causa dei cognomi diversi ma “forse il mio pianto, la mia solitudine lo convinsero a lasciarmi con Carlotta”. Quattro o cinque giorni e la famiglia è di nuovo riunito, grazie al coraggio di una tata fuori dal comune.
“E’ un piacere immenso – ha affermato commosso Del Piano, nipote della Rizzetto, durante la cerimonia – essere qui e poter ricordare il cuore immenso di mia zia. I suoi figli erano i fratelli Vitale, la sua famiglia era la famiglia Vitale. Sarebbe stata sicuramente felice di ricevere questo grande onore”
In conclusione il sindaco di Biella, Donato Gentile, ha voluto ricordare hai ragazzi presenti la necessità di ricordare la Shoah e, più in generale, di studiare la storia perché è uno strumento indispensabile per la formazione di una coscienza civile. E’ stato, inoltre, rispettato un minuto d silenzio in memoria delle vittime della tragedia della Shoah.

Daniel Reichel