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…proteste

Proprio all’ultimo momento il 9 novembre l’Unesco ha comunicato la decisione di cancellare la sua sponsorizzazione alla giornata mondiale della Filosofia, prevista in questi giorni a Teheran, e di tenere invece una manifestazione alternativa a Parigi. Una decisione presa in seguito all’intensificarsi delle protesta in tutto il mondo. Che un paese retto da un regime sanguinario, dove chi pensa con la propria testa marcisce in galera, come il filosofo Jahanbegloo, dove si susseguono le condanne a morte, dove gli omosessuali vengono perseguitati e imprigionati e dove numerose donne, oltre a Sakineh, aspettano nelle prigioni che venga eseguita la loro condanna alla lapidazione, potesse ospitare nientedimeno che una riunione di filosofi, sembrava un’incredibile assurdità. Per ora, degli illustri pensatori previsti, solo il filosofo Gianni Vattimo ha riaffermato la sua volontà di recarsi a Teheran a sostenere la propaganda del regime. Ma senza le proteste e le reazioni che ci sono state, l’Unesco non si sarebbe smossa dalle sue decisioni. Questo vuol dire che le proteste servono, anche se abbiamo ormai la convinzione profonda, quando leviamo la voce a protestare, di unire soltanto la nostra ad altre voci che gridano nel deserto. Forse non è così. In ogni caso, per quanto tardiva e non spontanea, questa decisione dell’Unesco è una vittoria della civiltà.

Anna Foa, storica